Il giuoco nè facile, nè utile, nè bello, fu però condotto con sufficiente abilità: l'eccessiva condiscendenza trasse a rivolte soffocate presto nel sangue, ma l'importanza accordata alla estrema sinistra parve compenso adeguato; il paese aveva lavorato accanitamente, silenziosamente negli ultimi vent'anni, arricchendosi d'esperienza e di danaro; quindi la sua improvvisa rivelazione a sè stesso e all'Europa fu proclamata un vanto dell'ultimo ministero: Zanardelli logoro soccombeva al peso della fortuna e Giolitti per affrettare la sua caduta lo abbandonò subitamente.

L'ultimo epilogo della sinistra storica era così finito; ma il presente ministero è veramente il prologo di una nuova politica, la protasi del grande, invocato poema moderno?

Certamente l'onorevole Giolitti è oggi nel parlamento il maggiore e più forte uomo di governo, se a questa parola non si lasci che il valore dei successi giornalieri: ha esautorato tutti i capitani della montagna offrendo loro la scelta dei portafogli e spingendo, dopo il tardo rifiuto, l'ironia sino ad invitare i più anonimi gregari; ha scomposto la falange sonniniana, paralizzato Rudini, dispersa la destra, disorientata la sinistra, persuaso quasi tutti, in alto e in basso, che per governare è oggi indispensabile, più che l'assenso del popolo, il consenso dei partiti radicali.

E potrebbe anche essere vero.

Ma se la giovane monarchia, entrando in un nuovo periodo, dovrà guidare l'Italia, così improvvisamente cresciuta di forze e di fortuna, alla conquista di un qualche primato, tale piccina abilità politica è ancora più insufficiente che indispensabile.

Egli invece non ne ha altra.

Manca a lui la severità nel pensiero, l'orgoglio nel carattere, la potenza nel sangue: può girare un ostacolo, non rovesciarlo, discendere a tutte le compromissioni per vivere un giorno di più senza diventare prigioniero dei propri alleati, ma probabilmente non li dominerà mai abbastanza per servirsene come di strumenti. La sua parola abile, breve, spesso precisa, non ha l'accento che esalta, il giro che allaccia, la sonorità che soggioga; nessuno gli crede, benchè tutti lo accettino: è un furbo, e i soltanto furbi sono piccoli; governa, e oggi i grandi ministri regnano: ricordate Waldek-Rousseau e Chamberlain: vedete Bülow. Crispi è ancora odiato; Giolitti non lo sarà mai: tanto peggio per lui.

Non si stringe nel pugno tutto un popolo senza farlo gridare, e spesso nella politica, come fra amanti, il grido dell'odio non è che uno spasimo d'amore.

17 gennaio 1904.

I CATTOLICI ALLA CAMERA