Il campanile si rialzerà nella propria veste rossastra di mattoni: nuovamente l'angelo dalla sua vetta veglierà sul mare e guarderà indarno al cielo, perchè la poesia di Venezia non risusciterà nella gente col suo campanile.
Essa vive soltanto in poche anime, che non se ne servono nel pubblico come di una maschera, l'ultima del suo carnevale tramontato da gran tempo.
La poesia è immortale: e adesso lasciamo i morti seppellire il morto, secondo la parola del Vangelo.
26 luglio 1902.
IL TEMPIO
Anch'esso è risorto.
Dal giorno antico della sua fondazione, quando un manipolo di muratori tornanti da Assisi posero le prime pietre, una lunga storia di poesia e di sventura posò sulla sua bellezza sino a disonorarne i lineamenti e a cancellarne le vestigia. La grande epoca religiosa di San Francesco fu breve: forse egli era salito troppo alto nell'esempio della virtù, la sua passione d'amore inintelligibile nella politica bufera, che sulle rovine di un mondo vecchio seguitava a distruggere tutte le forme neonate della modernità, dovette lentamente abbassarsi e soggiacere al trionfo carnale del Rinascimento.
Il redentore di Assisi era stato un asceta quasi anarchico.
Eroi della miseria, i suoi frati protestavano con la moltitudine cenciosa contro la recente borghesia consolare, denunciando le vanità della politica e le ingiustizie della ricchezza; ma inesausti all'opera consolavano gli stessi dolori esacerbati dalla loro rivolta ideale, assolvevano tutti i peccati in una più intensa rivelazione del loro male; nomadi e liberi dai consoli e dai vescovi, cittadini di una democrazia senza patria e democratici di una eguaglianza senza autorità.
Eroi del dogma, invece, i domenicani organizzavano contro la loro poetica libertà l'inquisizione come un governo tanto superiore ad ogni altro quanto il dogma è più alto di ogni verità umana, e dando ai supplizi l'apparenza di una festa capace di fanatizzare la folla, bruciavano case, disertavano campagne, spaventavano re, curvavano papi, imperavano col pensiero contro il pensiero, che non di meno sfuggiva a tutte le strette, denunciava tutti i tranelli, brillava vittorioso sui roghi contrapponendo fede a fede, conquista a conquista sino a trovare nello spasimo della propria tragedia le voci più profonde dell'anima e le forze più necessarie alla emancipazione finale.