Invano dunque il recente ministero Combes, per giustificare la nuova persecuzione al clero insegnante, proclama di aver salvato la vita alla repubblica nelle ultime elezioni, per le quali si vide l'estremo sforzo di tutti i residui monarchici. Il vanto è falso, ed è fortuna per la Francia che sia tale: chè se davvero la monarchia fosse stata ieri così forte da rimettere in giuoco l'esistenza della repubblica, nè Waldeck Rousseau, il più illustre continuatore di Gambetta, si sarebbe dimesso con tanta indifferenza per il potere, nè Loubet avrebbe chiamato il signor Combes a succedergli.
La repubblica francese è invincibile all'interno soltanto perchè i suoi nemici non hanno nè tradizione, nè uomo, nè bandiere: sono larve di un grande passato vagolanti senza direzione nel presente.
La nuova guerra, o meglio forse la nuova battaglia, esprime ancora l'antico odio volterriano e giacobino contro la fede cristiana e lo spirito cattolico da un lato, e dall'altro l'inguaribile antipatia nelle anime rimaste fedeli alla tradizione patria contro lo scetticismo delle coscienze e delle opere, la negazione di ogni idealità religiosa e l'apoteosi della ricchezza e della felicità materiale, pur troppo così caratteristica nelle idee e nei costumi. I conservatori odiano la repubblica ed hanno torto, dacchè la monarchia è morta senza speranza di resurrezione: i repubblicani odiano la religione ed hanno torto egualmente, perchè essa non è nemica alla repubblica e apparve sempre, in ogni tempo e in ogni luogo, una necessità della vita spirituale.
Ma la persecuzione del signor Combes non ha nemmeno la grandezza feroce di quelle antiche: è piccola nel pensiero, meschina nella parola, bassa nell'opera, senza le fiammeggianti passioni dell'odio, senza le austere virtù della necessità.
Egli ha assalito il pensiero, e il pensiero lo vincerà: vuole chiudere le scuole delle congregazioni e chiuderà invece alla repubblica e alla democrazia le anime cristiane; espelle gli educatori della vecchia fede, per la quale la Francia potè diventare finalmente la Francia, e dovrà permettere l'educazione di ogni nuova ed antica incredulità, da quella che nega la proprietà, all'altra che nega la patria; teme che il Vaticano possa rovesciare la repubblica e deve accettare per difensori di essa i discepoli della Comune; sfratta le suore votate nella purezza del loro sacrifizio alla cura di tutte le più dolenti ed abbandonate infermità, e subisce le imposizioni di coloro che vantano la perfezione del libero amore e proclamano la scuola proprietà del governo.
Ieri un colonnello a Pontivry nel Morbihan ricusò di eseguire gli ordini del proprio generale contro una casa di suore, affermandosi cristiano, e tutti gli spiriti francesi, amici e nemici, furono percossi da questa parola come da un grido di libertà. La parola esprimeva un sentimento giusto ed un'idea falsa: un soldato non discute gli ordini che riceve, un cristiano non si ricusa all'obbedienza contro un altro cristiano e sa che il cristianesimo non dipende da un capriccio di un signor Combes.
Ma è triste e bello insieme che il grido della libertà sorga dalle file dei conservatori; è brutto e triste invece che al principio del secolo ventesimo si debba ricominciare la difesa per la libertà del pensiero contro il governo della repubblica prima in Europa. Ma il pensiero vive di libertà, meglio ancora che di aria e di luce ogni altro vivente; ma non vi è più famiglia se i genitori non hanno più diritto di trasmettere ai propri figli la propria fede; non vi è più giustizia se un'opinione del signor Combes basta a sospendere la libertà d'insegnare e di apprendere, la più antica e la più necessaria di tutte le libertà.
Faranno il processo a quel colonnello e dovranno giustamente condannarlo: però dalla sua uscirà una ben maggiore condanna per coloro, che nella sicurezza della repubblica, per povertà di pensiero, per miseria di setta, per malattia di coscienza vollero sollevarle contro le anime del popolo più devoto alla riverenza tradizionale di ogni governo.
Quel colonnello è troppo piccolo forse per diventare un martire, ma il signor Combes certamente non è abbastanza grande per riapparire, nella millenaria guerra fra il pensiero religioso e il pensiero filosofico, come un pensatore armato a distruggere i templi e le rocche della fede.
Sutor, non ultra crepidam; pedone, al passo.