La guerra fra il pensiero che crede e il pensiero, che solamente sa, non ebbe in Roma peggiori rappresentanti che altrove, e oggi non ne ha più alcuno di temibile: il papa non regna sull'Italia, e forse ne è contento in silenzio, considerando l'impossibilità materiale e morale di riconquistare il minimo regno; non abdica perchè le religioni non lo possono; riafferma tratto tratto nell'ambiguità di qualche vecchia frase il vecchio diritto, e mira soltanto a difendersi, a vincere col nuovo, che la nostra libertà gli ha largito.
Il pensiero davvero libero consente tutti i pensieri, accetta tutte le religioni, permette tutte le scienze, indulge a tutte le politiche, sorride a tutte le arti, si giova di tutti i mestieri; lascia liberi e vivi tutti, perchè la vita solamente è giudice della forza e della verità in un'idea o in una forma. È inutile ed assurdo proibire l'insegnamento religioso, bisogna invece vincerlo coll'insegnamento laico, lasciando alle coscienze libertà d'istinto e di riflessione, di scegliere o di ricusare; è assurdo proclamare che la repubblica sola può dare l'integrazione finale del pensiero, giacchè la repubblica ne è soltanto un momento e una ganga; è vano minacciare ancora il cadavere del papato così ben morto, che dopo una vita lunga e gloriosa non ha ancora trovato un grande poeta per cantargli le esequie e un grande scultore per scolpirgli un sarcofago. Il papato temporale, ucciso da Mazzini colla classica scure della repubblica romana, sostituito per volontà di plebiscito dalla monarchia di Savoia, è ormai così lontano nella storia e nella prospettiva della nostra coscienza, che quanti ne parlano tuttavia non l'intendono più.
Se per un impossibile miracolo potesse risorgere, i primi a dolersene sarebbero forse i preti e i clericali, già abituati anch'essi alla larghezza delle nostre libertà politiche.
Invece l'idea cristiana e quella cattolica sono più vive di prima, così vive che giorno per giorno allargano la propria conquista e la propria unità: il cattolicismo ha oramai ripreso al protestantesimo il maggior numero di province, e gli insidia le capitali: il cristianesimo è ancora la sola religione che si diffonda e cresca nel mondo. Contro di essa le negazioni della scienza non bastano, gli attacchi dell'anticlericalismo non giovano; il mondo della fede non è quello della natura; tutto quanto la scienza sa non basta a quanto l'anima chiede dalla religione: un Dio non soccombe che ad un altro Dio; l'ateismo non sarà mai popolare, perchè l'egoismo e la miseria umana hanno tutto da guadagnare nel sogno di un paradiso.
Bisogna contrapporre scienza a scienza, fede a fede: e soprattutto credere nella libertà, che consacra l'indipendenza di tutte le idee e di tutte le coscienze.
Renan, l'indimenticabile incantatore della parola, e che nel secolo decimonono forse fu il più libero fra tutti i pensatori, trovò per sè e per gli altri questa formola di indulgenza e di libertà: «Discutendo io sono della opinione del mio avversario».
Perchè?
Perchè avversario avrebbe potuto nascere lui medesimo, e avrebbe voluto che gli altri gli dessero ragione.
27 settembre 1904.