A Bologna si parlò persino di compiere San Petronio, una fra le chiese più belle della cristianità e deturpata anch'essa da troppe insopportabili violazioni, poi la passione si rivolse a San Francesco. Si vide allora un poeta vibrante di fede levarsi a promettere la resurrezione del tempio e gli increduli, ricchi e poveri, colti ed ignari, accendersi d'entusiasmo pagando della propria borsa per aiutare l'opera contro i grevi ostacoli della burocrazia, la sorda indifferenza del clero e la diffidente rivalità dei devoti.
Ma il poeta votato alla grande impresa non era, fortunatamente, di coloro che scrivono versi e s'adagiano sopra un letto di rime come vincitori nella stanchezza del trionfo; era solo e credeva, non aveva scelto a sè medesimo alcuna arte e sentiva profondamente l'unità di tutte; era passato attraverso i vecchi secoli e le vecchie carte ricostruendo nella propria fantasia la visione del tempio come nei primi giorni di gloria.
In lui riviveva l'anima di quegli architetti e di quegli scultori sacri, che obliavano di incidere il proprio nome sui monumenti alzati verso Dio; era solo, volle e vinse perchè primo aveva veduto e creduto.
Intorno a lui si strinse quindi un manipolo di artisti, nuovi volontari in questa campagna, che ricreando nella sua più pura verità un tempio antico dichiarava guerra ai dogmi e alle tradizioni delle accademie; forse non tutti erano credenti come lui, ma l'arte è anche essa una religione e le religioni sono sorelle.
Oggi il tempio è ormai compiuto; le tombe dei glossatori splendono intorno nella bianchezza dei marmi, l'abside è riapparsa, sugli alti fianchi le finestre lasciano passare il sole dentro le navate libere e nude nella prima bellezza: l'incantevole pala dell'altar maggiore leva sotto l'abside i suoi ordini di vescovi e di martiri quasi sorridenti nella gioia della riacquistata santità: sei cappelle dietro di loro si profondano in un'ombra mistica sotto le vetriate dipinte, e dalle pareti, dalle volte, dagli altari, dalle lampade ripetono le orazioni francescane aspettando nuove anime e voci oranti.
Solo in alto le due torri guardano malinconiche e mute, perchè le offese alla loro bellezza non furono ancora riparate e si veggono più da lungi.
Ma presto il coro delle campanelle regalate da Carlo V canterà anche lassù, e tutto il tempio esulterà cinto da un bosco di querce, lambito dall'alito di nuovi fiori; e allora Alfonso Rubbiani, il poeta credente, che resuscitandolo dalle rovine diede all'Italia e alla fede uno dei più puri monumenti, sorriderà ai compagni fedeli dell'opera nei giorni lunghi e faticosi, poi abbassando la testa si sentirà ancora solo come adesso, come sempre.
Non importa: io vi conosco, poeta credente, anonimo maestro, che vi nascondete nell'opera degli scolari, vi conosco, e vi ringrazio a nome di tutti, specialmente degli increduli, che cercano anch'essi come voi, fra i segreti del passato e nella bellezza dell'arte, un motivo alla vita.
14 febbraio 1902.