Dicono che il nuovo sultano si chiami Maometto V e che si sia definito spontaneamente primo sultano della libertà: il motto non vale molto, l'uomo invece dovrebbe valere moltissimo per sollevare la Turchia dalla presente dissoluzione anarchica in una qualunque composizione di governo.
Forse anche nell'Europa più occidentalmente civile i retori della democrazia cominciano a dubitare sulla potenza meravigliosa delle loro formule; tutte le riviste giapponesi segnalano già un indebolimento nell'eroica coscienza del popolo dopo un ventennio di esercizio costituzionale; la Persia tratta la propria costituzione come un cencio di rivolta pel governo e contro il governo; la Russia non può ancora assidersi nella Duma per contare le proprie lunghe, sanguinanti ferite; la Turchia è passata dalla tirannide stanca del vecchio impero alla violenza nevrotica dei Giovani Turchi: non sa copiare l'Europa e ha dimenticato sè stessa.
Aspettiamo dunque.
3 maggio 1909.
X VERITÀ NAZIONALE
VERITÀ NAZIONALE
Ancora una volta ha trionfato a Trieste.
Le ultime elezioni vi si sono svolte colla foga e collo stento di una battaglia, nella quale la passione si accendeva politicamente di un motivo inconfessabile. Da un canto i patrioti stretti dietro una bandiera invisibile, coll'occhio fiso oltre le mura, al di là del mare, a Roma, la capitale lontana ed eterna d'Italia, la metropoli della gloria, che domina ancora colla fronte superba il passato e il presente d'Europa; dall'altro slavi e sloveni, un popolo piccolo straniero, quasi barbaro, che cinge e batte le mura di Trieste come un'onda pigra e limacciosa di palude, e parla un'altra lingua, agogna una preda, non ha vanti perchè senza passato, non ha sogni perchè senza avvenire.
Essi sono una turba nella moltitudine di un impero, che ha per unità una dinastia soltanto, per governo una burocrazia, e che un tempo fu baluardo all'Europa contro l'invasione turca, ma indarno volle poi chiamarsi in una vanità di parola sacro romano impero, e cadde per sempre sotto il piede di Napoleone, ultimo imperatore del sogno latino, per sparire idealmente dietro il nuovo impero germanico, al quale Hegel aveva dato la corona de' pensiero e Bismarck quella della potenza.
Trieste bella e solitaria sul lido, come la piccola sirena nella divina favola di Andersen, il poeta danese, aspetta ancora l'amante: guarda l'Adriatico, ascolta nel murmure delle sue onde, gittando il grido dell'invocazione sulle ali delle sue tempeste, e piange cogli occhi e col cuore, mentre l'Italia si leva ad una nuova speranza di gloria nel ricordo del suo primo epico cinquantenario; piange, perchè sola ella non ha ancora nulla da ricordare, e la sua speranza sempre ferita non sa quando potrà levarsi a volo.