Solferino nella storia italiana è una data come Legnano. Che importa il segreto pensiero dell'imperatore, se il suo era davvero un pensiero, mentre la storia lo ricusò? che importano le contraddizioni del suo impero egualmente vittima della rivoluzione e della reazione? Mentana non cancella Solferino e non potè salvare nemmeno il papato.
La storia è impersonale nel proprio trionfo: annulla tutti gli attori, e quando si rivela con essi non è tutta in essi.
Napoleone III, che entra a Milano, è la Francia rivoluzionaria ed imperiale, che doveva compiere la resurrezione d'Italia: lasciate che il suo bel monumento si levi sopra una piazza salutando la folla che saluterà. Napoleone e l'impero sono morti; ma nella memoria d'Italia il loro fantasma durerà, immortale: il loro monumento prigioniero in un cortile significherebbe soltanto che l'Italia non ha ancora acquistata la coscienza della propria storia.
Invece un altro secolo è già cominciato, che le impone di superarla.
31 ottobre 1908.
L'ORRORE DEL VUOTO
Pochi giornali inglesi urlano allo scandalo, tutti gli altri tacciono in un silenzio meditato.
L'altro ieri nel pomeriggio si compirono i funerali di Herbert Spencer, semplici, inavvertiti: nè rappresentanti del governo nè della scienza; appena qualche amico o discepolo, ma il più illustre, colui che doveva colla propria eloquenza di poeta dare l'estremo saluto al grande morto e da questo medesimo prescelto al solenne ufficio, era assente. La salma fu cremata nel forno di Golden Green Duck, e l'urna delle ceneri portata al cimitero di Highgate per essere chiusa entro un volgare sarcofago, sul quale, per volontà espressa dal filosofo, non verrà incisa alcuna iscrizione, almeno per un anno.
Perchè tale riserva in tale tempo? È difficile immaginarne il motivo.
Vissuto sempre nella più oscura mediocrità, anche al culmine della gloria, quando da tutte le lontananze del mondo salivano al suo nome urli di battaglia e grida di trionfo, egli non parve mai accorgersi della propria sovranità ideale. La pensione, nella quale si era quasi rifugiato, non accoglieva che piccola gente, sbandati della vita che passano soltanto o restano per non sapere dove andare; ed egli non appariva loro che come un altro estraneo senza distinzione signorile, quasi povero, silenzioso, con una fronte troppo alta, così alta che a molti doveva parere ridicola. Ma così le montagne, quelle fronti che dominano gli orizzonti, hanno altezze e candori inverosimili, silenzi che agghiacciano e rombi che spaventano più da lontano che da vicino; eppure la gente che vive alle loro falde se ne accorge appena, e guarda meravigliata se un qualche straniero davanti ad esse si accenda d'entusiasmo.