La rivolta della barbarie val meglio che la peste della corruzione.

Ma Musolino non era un forte nè del cuore nè della testa. Quando s'accorse di non poter più durare nella lotta, non seppe nemmeno andarsene per mare e scioccamente pensò di attraversare l'Italia a piedi, pronto a scappare appena un gendarme lo fissasse nel viso.

Se adesso ancora si vanta innocente della prima accusa, e crede di essere stato nel proprio diritto punendo i propri nemici, vi è forse molta verità in quello e molta bugia in questo: egli non può credere a questo diritto di uccidere, di giustiziare, dopo averne abusato così lungamente e stupidamente; ma è il suo vanto, l'atteggiamento, il gesto di attore. Il paese natio gli diede il teatro, il governo gli costrusse il dramma.

Ricordate dopo il suo arresto le misure per trasportarlo alle carceri? La vanità di Musolino finì per impazzirne. Adesso non vuole comparire alle assise che in abito borghese: esigenza di attore che rispetta il pubblico in sè stesso, e nella solitudine della prigione si ubbriaca quotidianamente recitando la propria parte davanti ad uno specchio assente.

Non vi è più brigantaggio; Musolino non è un brigante.

Nè intelligente, nè coraggioso, nè feroce, nè cupido, senza amore, quasi senza odio, egli era, giacchè d'ora innanzi non conta più, uno sciocco presuntuoso con poca moralità e scarso giudizio; una condanna lo esasperò, una lotta parve ingrandirlo, ma vinto e solo colla propria vanità, adesso la sua ultima passione è per il suo ultimo vestito.

A che parlarne ancora?

15 aprile 1902.

AMNISTIA

La vecchia questione è tornata sui giornali prima ancora che il principe, augurato nel lieto accordo di tutte le speranze, abbia, nascendo, risolto il problema del proprio titolo.