Evidentemente la condanna era eccessiva, assurda, e Musolino si proclamò innocente: forse lo era, almeno io lo credo, perchè soltanto tale innocenza e tale condanna possono in un animo debole come il suo, senza alcuna intellettuale perversità di furto, o vorace sensualità di sangue, o fantastica superbia di comando, o selvaggia passione di ribelle nella primitiva libertà dei boschi, spiegare l'improvvisa non più mutata manìa di vendetta.

Egli vi soccombe pel primo: tutto il suo spirito e il suo corpo ne ammalano, non pensa, non vede, non sente altro: colpire coloro, che hanno determinato la sua condanna alla galera; ma evaso dal carcere con due compagni, che presto ricadono nelle mani della giustizia, non sa nel perseguimento di questa vendetta essere nè logico nè terribile, nè implacabile nè rapido, quindi uccide come a caso, graduando i colpi dalla fucilata «di chiarenza» a quella mortale, sparando quasi sempre da lontano, spesso sbagliando il colpo e ingannandosi sulla vittima, e non mai un rischio rileva il suo coraggio, o un agguato scopre il suo ingegno, o un'altra passione attraversa questo suo dramma montanaro, fosco e limaccioso come un padule.

Talora rispetta i parenti della vittima, specialmente se fanciulli: tal'altra uccide e nega poi l'uccisione e se ne pente: una volta, scombussolato dall'orrore di un inutile delitto, dà il proprio fucile al ferito e gli grida: Uccidimi!, poi fugge e daccapo assassina senza vera passione di amore e di odio. Perchè in lui tutto è vanità: di quel suo primo amore non si ricorda quasi più, e nessuna altra donna entra nella sua grigia e fredda vita a soffiarvi dentro una fiamma: dapprima voleva uccidere coloro che avevano deposto falsamente contro di lui, ma è incerto anche contro di essi nella graduazione dell'odio e della morte; aspetta per riscaldarsi che la loro ostilità si rinfocoli, poi la necessità lo trae a punire qualche spia, a difendersi dai soldati, ed ecco il dramma vero di tutta una contrada nel quale egli diviene involontariamente, immeritamente protagonista.

Il paese è montano e boscoso, la gente ancora rozza ed ingenua, nelle fantasie durano ricordi e visioni dell'ultimo brigantaggio politico alla caduta dei Borboni, e il governo è ancora odiato come uno straniero, del quale soltanto una classe, quella che vive di politica, ha saputo farsi un appoggio.

Laggiù i beneficii della libertà si mutarono in nuovi soprusi di nuovi prepotenti, la miseria crebbe, l'ignoranza non scemò, la religione fu ancora una idolatria bambinesca, la diffidenza contro il governo e l'incredulità ad ogni giustizia un'abitudine invincibile e pur troppo giustificata dall'esperienza quotidiana. Nel paese, per tutti i piccoli, i poveri, coloro che debbono concepire la propria vita come una servitù addolorata da tirannidi di ogni specie, Musolino era l'innocente condannato, il prigioniero fuggito miracolosamente dal carcere, il ribelle capace di vendicarsi da solo gittandosi al monte e al bosco per punire di morte la menzogna codarda, forse venduta, dei testimoni nel primo processo.

Così, soltanto così è possibile intendere l'accordo fra bandito e paese.

Musolino laggiù non è un ladro, poichè non ama nemmeno il danaro; non è un assassino, poichè non ama il sangue: se uccide, ne ha il diritto secondo la logica istintiva del popolo (morte per morte), ma uccide senza infierire, da lungi, magari ingannandosi, e allora piange, si dispera. Musolino non è un brigante, non si compone una banda, la quale avrebbe necessariamente molti bisogni di vitto e di danaro incomodi al paese: non si mette al servizio di alcun prepotente, non vende nè la minaccia nè la esecuzione, non odia nemmeno i carabinieri, e spara contro di essi solamente per difendersi.

Tutti quindi lo aiutano.

Il governo al solito s'ingannò e fu ingannato.

Mentre una polizia, anche volgarmente abile, avrebbe saputo presto comprare da qualcuno il bandito, intorno all'Aspromonte invece si rinnovarono sottoprefetti, sindaci, ispettori, marescialli; e però tutti entrarono in questa caccia meno per la paura del brigante che per il piacere di sbertare il governo. Infatti Musolino chi spaventava, chi ledeva? Le spie, che tentavano tradirlo per buscarsi la taglia, erano nell'animo della gente, e non a torto, peggiori di lui: egli era l'innocente condannato che può finalmente farsi giustizia da sè, ecco tutto; e tutto ciò non esprime nè un alto grado di delinquenza, nè un grado molto basso di moralità nell'anima di un paese.