E l'uomo amnistia forse per la stessa ragione: sa di non poter essere giusto, e ogni tanto grazia; sa che nella vita torto e ragione sono così strettamente avvinti che nessuna analisi di giudizio riesce a scinderli, quindi assolve senza giudizio; sa che la pena è fatalmente sproporzionata alla colpa, e cancella colpa e pena.
La scienza se ne lagna.
Nè il lamento è moderno.
È altrettanto facile che inutile applicare alla amnistia i criterii e le norme della legislazione ordinaria: fatelo, e l'amnistia risulterà assurda, ma diventerete più assurdi voi stessi tentando di renderla ragionevole. Comunque vi muoviate guardinghi, quali si siano i vostri intendimenti e i vostri principii giuridici, discendendo coll'amnistia nell'intrico dei casi resterete nei lacci dell'ingiustizia. Chi scegliere? Chi escludere? valutando il peso della colpa, la qualità del reato, la quantità del danno sociale avvenuto o possibile, l'offesa allo stato o all'individuo?
Scegliete liberamente, ed avrete scelto male: l'amnistia è un istinto capriccioso, col quale lo spirito integra e corregge la propria ragione: l'amnistia è irresponsabile, indefinibile come la grazia: pare una nemica della giustizia e ne è invece la poesia; si esprime come una prepotenza della forza, e la tempera di bontà; somiglia all'amore che scende su tutti, improvviso, irresistibile, e come il raggio del sole non si sporca toccando il fango più laido, penetrando nella stamberga più lurida.
La scienza non vorrebbe l'amnistia: ed è giusto: la scienza ha bisogno di credere alla propria perfezione, all'assoluto dei propri principii, e invece non la verità è dentro la scienza, ma la scienza è dentro la verità.
La scienza è una parentesi aperta nel mistero, e la verità è nel mistero: la legge è una parentesi, nella quale la ragione tenta di imprigionare la vita, ma la vita ha un'orbita infinita, nessuna sonda tocca le sue profondità, nessun occhio la segue per le altezze dei cieli.
Se il neonato sarà un principe e prenderà il titolo da Roma, lasciate scendere dall'alto l'amnistia sui cacciati dalla vita, nelle carceri dove le anime si abbuiano e i cuori si gelano: il principe segnerà nascendo una grande data nella storia, darà il volo ad una grande speranza, significherà la vittoria del nostro più antico diritto.
La gioia è contagiosa: il suo alito, la sua vibrazione vanno e debbono andare lontano: quale più grande lontananza dalla vita che l'esserne escluso, e pensarla, sentirla al di là di un muro, di una condanna, che diminuì nell'uomo la sua umana verità?
Ed io non penso al come regoleranno anche questa volta l'amnistia; soltanto mi dorrebbe profondamente se il principe augurato non assumesse nella storia il titolo da Roma, rinunciando così alla unica, magnifica originalità del proprio grado, giacchè in questo caso il più amnistiato di tutti sarebbe il papa.