Ebbene, no.

15 settembre 1904.

NEL FUOCO

È una voce di pietà, che sale nuovamente e grida al soccorso per i fanciulli italiani abbruciati nelle vetrerie francesi.

Ve ne sono almeno cinquecento a Rive-de-Gier, quattrocento a Givors, quattrocento fra Saint Romain-le-Puy, e Saint Galmier, ottocento fra la Mulalière, la Mouche, Venissieux, Oullins, nei sobborghi di Leine. E altrove? La rivista romana, che denuncia il fatto, lo studiò soltanto nei dipartimenti del Rodano, della Loira e del Puy-de-Dome, e basta: il suo redattore avvocato e console, ha voluto vedere, sentire il martirio di questi innocenti prima di parlare, forse anche di credere. Perchè la nostra fantasia ha un limite più breve della nostra umana malvagità: noi crediamo troppo poco a quei mali, che si appiattano nell'ombra secolare della miseria, a quei delitti che si compiono con la condiscendenza di tutti, ed uccidono senza che il magistrato possa nemmeno sapere il nome della vittima, dell'assassino, dell'arma.

Quelle migliaia di fanciulli abbruciati nelle vetrerie francesi dei dipartimenti meridionali, vengono quasi tutti incettati per la terra dolorosa dell'antico regno napoletano. Laggiù vi è una miseria morale più antica e profonda della povertà economica; laggiù il cuore delle madri si restringe dopo il parto, come il loro ventre, e il figlio è venduto al primo funebre mercante di fanciulli, che promette cento franchi per anno, e per tre anni, come prezzo del suo lavoro futuro e della sua morte quasi certa. E i cento franchi promessi non sono mai pagati.

Alla fine del primo anno i genitori ricevono una lettera del padrone della vetreria, nella quale si avvisa seccamente che il fanciullo non potè lavorare e, ammalatosi, divorò egli medesimo le cento lire dovute loro dal mercante: negli altri anni altre lettere ripetono lo stesso avviso, e figli e genitori vengono pareggiati nel trattamento.

Il patto tristo fu mantenuto tristamente; della carne umana venduta tutto il prezzo e l'infamia rimangono ai compratori.

Talvolta qualche genitore reclama alla nostra ambasciata, e dopo lunghe pratiche riceve laggiù il figlio spedito pel tramite dell'autorità poliziesca: il fanciullo non è più riconoscibile: non era amato prima, ed è peggio accetto dopo; nella vetreria la fiamma del forno gli ha bruciato il sangue, a casa un freddo più doloroso gli gelerà l'anima. Se osasse parlare, si lagnerebbe forse che non lo si sia lasciato morire fra gli altri fanciulli nella casa dell'aguzzino.

La vetreria era il suo inferno.