Noi credemmo troppo finora alla divisione del lavoro, alla supremazia del progresso ottenuto colla diffrazione atomistica delle specialità: storia e scienza invece si rinnovano quasi sempre per sintesi, creando forze nuove solamente col raggruppare le antiche.
Garibaldi non era un generale per tutti gli altri cresciuti nelle caserme, e compì imprese, che ad essi e al mondo parevano ragionevolmente un sogno; De Wet non è generale per i marescialli inglesi, che non sanno vincerlo, e la sua figura domina l'Europa apparendovi dentro una luce di poema.
Ieri trecento tedeschi, tutti come lui battezzati col nome di Cristiano, ordinarono ad uno scultore il busto dell'eroe sopra un'erma in atto di ricevere da un dottore germanico l'omaggio dell'ammirazione europea; l'idea non è molto bella, e nemmeno forse lo sarà l'opera d'arte, ma il suo significato dovrebbe essere evidente per l'Inghilterra.
Quale de' suoi maggiori uomini politici potrebbe essa proporre all'ammirazione del mondo?
Chamberlain forse?
A noi italiani basterebbe ricordarci di Catilina per trovare in un bandito parlamentare una figura ancora più terribile nella cinica impassibilità di una falsa politica mercantile.
E quando un popolo in una guerra è senza eroi, la sua storia può proseguire ancora, ma non sale più.
1 dicembre 1902.
IL VINCITORE
Lo è davvero?