Knox e Bruce Hamilton l'inseguono in una caccia disperata ed inverosimile, ma De Wet sfugge senza fuggire, si batte, valica monti, guada fiumi, esaurisce immense pianure, lieve e tremendo come un sogno, finchè piomba sul colonnello Crewe e lo sbaraglia, lo cattura con tutta la sua colonna. Intanto i giornali inglesi aspettavano impazienti il dispaccio di Kitchener, che annunziasse De Wet prigioniero, e l'Europa ascoltava nuovamente stupita le risposte unanimi di tutti i generali boeri alla domanda di Kruger, s'egli dovesse finalmente trattare di pace: no. La guerra ancora, sempre la guerra, sino alla libertà o almeno alla morte di tutta la nazione.

I boeri rimandarono liberi i prigionieri, essendo troppo poveri per poterli mantenere, e seppellivano i morti nemici cantando salmi biblici sulle fosse: e gli inglesi invece addensano come armenti le inermi popolazioni, vecchi, fanciulli, donne, in campi trincerati, perchè la fame e la peste li decimi.

Così sperano isterilire l'eroica vegetazione; strappano virgulti e radici, fiori e frutti, colla crudeltà inutilmente dotta del loro liberalismo, colla logica spietata del mercante che accetta tutto fuorchè di perdere la propria ricchezza.

Ma l'immenso impero è ferito al cuore.

Gl'imperialisti non compresero che, a distanza di un secolo, l'insurrezione boera riproduceva quella degli Stati Uniti: ancora un mondo che nasceva, e l'infanzia di un mondo non potè mai essere soffocata. L'Inghilterra non ha rivelato in questa ormai lunga crisi nè un generale nè uno statista: Roberts, Kitchener, Rhodes, Chamberlain sono figure secondarie di un dramma, nel quale l'Inghilterra è lo sfondo e il Transwaal occupa tutta la scena: le figure eroiche, originali, sono tutte boere. Contro di esse non contano nè il numero dei reggimenti, nè quello dei generali, nè i miliardi, nè il complice abbandono dell'Europa, nè il ridicolo silenzio del nuovo tribunale istituito all'Aia, nè la fedeltà di tutte le colonie imperiali disseminate nel mondo.

I boeri sono la prima nazione europea nell'Africa.

Per il loro territorio, non molto più piccolo dell'Europa, le locomotive correvano già fischiando alla solitudine e al futuro; le loro rade città, emergendo come isole sopra un immenso mare, erano stazioni di una civiltà simile alla nostra; nessuna invasione era possibile contro di essi, perchè ogni vittoria non avrebbe lasciato all'invasore che il campo di battaglia.

Così fu, i cavalli puro sangue, tanto vantati nelle corse, non seppero su quelle terre e sotto quel sole inseguire i rozzi cavalli boeri; poi l'esercito inglese era ricco ed aveva bisogno di troppe provviste, di troppe salmerie, di troppi impedimenti, secondo la classica parola di Cesare. Mentre la fanteria inglese sparava ciecamente per masse, i boeri, primi fra tutti i tiratori del mondo, tiravano sempre e prima agli ufficiali, disorganizzando così la disciplina dei reggimenti, che senza capi cadevano dall'ordinanza automatica nel disordine dello sbandamento.

Adesso la nostra lunga preparazione militare nelle caserme non è più una superiorità sicura, e Tolstoi, il veggente russo, deve aver sorriso vedendo laggiù, nel fondo dell'Africa, confermato il suo unico ed ironico aforisma militare: nella battaglia vince soltanto il soldato che più tarda a scappare.

Gli inglesi evidentemente non tardavano abbastanza.