Questa volta Olga aveva arrossito.
Intanto il giorno dell'apertura dell'esposizione si avvicinava.
Tutto era pronto. Avevano passato il filo sotto il tappeto dell'appartamento, sino a quel salotto di Lemm, congiungendolo colla pila chiusa in uno scrittoio ad armadio. Lemm ne teneva sempre la chiave in tasca. Loris, mutando pensiero, aveva comprato egli stesso tre eccellenti trottatori con una droiska, e li teneva in uno stallaggio, dicendo che presto sarebbe partito per la campagna. Li aveva attaccati due volte sole di buon mattino per provare la loro resistenza.
L'ultima domenica, incontrando Lemm presso l'arco trionfale della Tverskaia, eretto ad Alessandro I in memoria della ritirata dei francesi, gli disse:
— Andiamo al Monte dei Passeri.
Era un giorno sereno, il sole piegava al tramonto. Vi giunsero per la barriera Kalongskaia; v'era poca gente a quell'ora e in quella stagione. Le belle ville adagiate sulla sua cima avevano i cancelli e le finestre chiuse, giù alle falde la riviera ghiacciata si stendeva come un immenso nastro d'argento, mentre la neve rimasta a brandelli sugli alberi delle colline circostanti sembrava un tappeto infinitamente bianco sui campi, sulle case, dovunque.
Mosca, enorme, si addensava quasi ai piedi del monte, tuffata, ricoperta da quel bianco verginale cui la luce languida del tramonto appannava la vivezza.
Essi guardavano lo spettacolo, sentendosi invadere dal suo candore.
Mosca pareva più grande e più bella. Le sue cupole a mille colori, ammantate di neve diventavano più leggiere in quella bianchezza, che i sempreverdi dei parchi macchiavano di ombre fosche; le chiese sorgevano fantastiche di bellezza fra gli immensi palazzi e le strade larghe e ghiacciate come la Moskva, per la quale avrebbero potuto passare comodamente tutti i popoli dell'impero. Una cintura di conventi, pieni di boschi e di cimiteri, più vasti di un villaggio e difesi da muri alti come quelli delle fortezze, le stringeva i lombi, mentre il Kremlino, città, fortezza e convento, superbamente eretto, vigilava sovra essa da tutti i domi delle sue cappelle, dalle torri delle sue porte monumentali, dalla sua cinta di muraglioni merlati, dalle terrazze de' suoi palagi, entro i quali si era svolta tutta la storia della Russia. E sul Kremlino, circonfusa nella luce di quel bianco, la croce saliva nel cielo trionfalmente.
Loris andò a mettersi dinanzi alla porta del ristorante costrutto sul posto, ove la leggenda racconta si fermasse Napoleone I, cinto da tutto lo stato maggiore, a contemplare Mosca la prima volta.