Olga si volse indispettita:
— Vi ho dato otto rubli al principio della settimana: ve li sarete bevuti o li tenete nascosti.
— Io!
— Voi, sì: me ne vado. Se qualcuno viene a cercarmi, ditegli di aspettare. Quanto a voi, aggiunse con sorriso sprezzante rimettendosi il mantello, farete colazione come vorrete.
— Ma non ho denari. Come si fa a vivere con quello che mi dai per la casa? Tu spendi tutto nei vestiti e nelle cene coi tuoi amici.
Olga, senza rispondere, si disponeva ad uscire. Il suo volto era più stanco che sdegnato: la mamma le girava intorno come per chiederle qualche cosa, ma l'altra era già nel salotto, quando fu picchiato alla porta.
— Andate ad aprire, disse Olga rientrando nella propria camera.
Era Loris. Olga riconoscendolo alla voce provò un'emozione così violenta che dovette appoggiarsi al tavolo: la mamma, che alla vista di quel magnifico signore era ridiventata istantaneamente mansueta, si affacciò all'uscio dicendole dolcemente:
— Olga, un signore.
Loris vestiva un abito elegantissimo da mattina, di taglio inglese. Olga gli venne incontro, senza essersi tolto nè il mantello nè il berretto.