Nell'amarezza disperata di quel bilancio della propria vita arrivava freddamente al problema del suicidio.

Per essere forte aveva voluto essere solo. Non aveva genitori, amici, amanti; non era nemmeno sicuro di amare il popolo, questo individuo immenso, del quale il numero distrugge la personalità. Se altra volta gli era sembrato di sentirsi in cuore tutti i suoi dolori e la sua fede, ora gli pareva di averli perduti nell'immensità del vuoto.

La vita normale, che nessun individuo può frangere, era più forte di lui, riconducendolo attraverso tutti i sogni rivoluzionari dinanzi a quella donna abbandonata lontanamente sul margine della prima giovinezza. Senza avere ancora fatto nulla, si trovava come tutti gli uomini volgari preso tuttavia nel problema del primo amore. Che cos'era dunque la sua predestinazione, quell'orgoglio inaccettabile, col quale respingeva tutti inebriandosi segretamente della propria grandezza, quasi fosse un altro Napoleone intento a studiare incognito i campi delle proprie future battaglie? Come Cesare a trent'anni aveva pianto la prima volta dinanzi al ritratto di Alessandro, egli piangeva ora silenziosamente davanti al grande fantasma di sè stesso.

La vita lo respingeva, la vita, che non vuole tiranni capaci di dominarla.

Da quattro giorni la tranquillità di quell'esistenza al castello gli faceva la stessa impressione del mare ad un naufrago; nessuno di quella gente pensava o sentiva come lui, nessuno avrebbe potuto comprenderlo. Egli si ritraeva istintivamente in sè medesimo, provando nei brividi di un freddo sempre più intenso le prime emozioni della morte.

Poi Tatiana gli era ricomparsa nell'amore del principe, mentre anche questi si ritraeva sfinito dalla lotta, coll'esperienza inconsolabile della sua inutilità; ma il principe, rimasto uomo, poteva ancora amare Tatiana, rientrando nell'oblio della piccola vita individuale. Forse Tatiana non lo amerebbe mai; e che importa? La felicità è piuttosto nell'amare che nell'essere amato.

Loris pensava a tutto questo colla furia di chi, presentendo già la sconfitta, la ricusa doppiamente; sentiva di avere avuto torto, ma nella intatta potenza delle proprie forze non s'arrendeva ancora. Che cosa avevano fatto i più illustri alla sua età? Malgrado le recriminazioni implacabili della ragione, era certo di essere diverso da coloro, il cui solo ufficio è di riprodursi nella serie delle generazioni: perchè come tutti non vi sarebbe allora già entrato. Non avrebbe già potuto amare Tatiana? Tatiana non l'amava ancora?

Il principe solo, nella cecità della propria passione, non se n'era accorto.

Tatiana ondeggiava agli occhi di Loris come una di quelle immagini, che a certi momenti affascinano la memoria esaurendola nella loro contemplazione. La rivedeva fanciullina al castello nei primi mesi del loro amore, poi più grandicella, quasi donna, sino al giorno che gli aveva sorriso da quella finestra sul cortile, mentre lo attraversava agonizzante nell'angoscia di quelle due frustate; quindi a tutte le stazioni del suo lungo pellegrinaggio, di notte e di giorno, fra le vampe della luce e nelle oscillazioni dell'ombra, a Zurigo, a Parigi, Tatiana gli era riapparsa, sempre, più alta dell'orgoglio dei suoi istessi sogni, più bella della vanità delle sue speranze. Egli, vissuto casto, non aveva avuto che un rimpianto sensuale, negato indarno a sè medesimo, il rimpianto di quello stupro, l'invidia delirante di Topine, al quale aveva gettato Tatiana in un impeto di follia. Si era sentito ben grande in quell'ora; ma dopo aveva capito di non essere più uomo, e che nessuna donna potrebbe mai più accettarlo. Egli aveva rotto il ponte fra le due parti dell'umanità, rilegandosi per sempre nel campo degli uomini, isolato fra essi dall'impossibilità d'amare. Quindi Tatiana gli saliva nel cielo dell'immaginazione come i santi nelle risurrezioni dei vecchi quadri, fiammeggiante e serena dopo il martirio, guardando ancora verso di lui, dall'alto, come guardano le stelle.

Nullameno a che pro amare? La sua vita era diversa da ogni altra; l'umanità in tutti i tempi aveva imposto ad alcuni individui di non amare, perchè potessero concedere tutti sè medesimi ad un'idea. Il monachismo, comune a tutte le religioni, non aveva altre origini ed altro ufficio. Egli non amerebbe quindi ora, che stava per cominciare una guerra civile senza pietà e forse senza fine.