Tatiana uscì, Loris rimase in preda ad una collera pazza. Sentiva di essersi nuovamente innamorato di Tatiana, ora che colla rivelazione della propria innocenza ella aveva umiliato la superbia del suo delitto, lasciandogliene nell'anima il più irritante rammarico. Loris non avrebbe potuto più vincerla che innamorandosi così perdutamente da apprenderle il contagio della propria passione. Ma anche allora la donna avrebbe trionfato di lui.

Per calmarsi uscì a piedi dal castello, nel freddo della campagna, ma rientrò poco dopo. Tatiana canticchiava nel gabinetto di legno la grande romanza del Tannhauser; quando vide Loris smise.

— Disturbo?

— No, ma non voglio darvi il diritto di ridere della mia voce. Scommetto che non ammettete nemmeno il nostro grande Bortniansky, voi che non amate la musica.

— Perchè non citate piuttosto l'autore dell'inno imperiale, l'illustre Alexis Lvof, ribattè sottolineando sardonicamente le ultime parole.

Ma appena fatta quella villana allusione se ne pentì.

Tatiana lasciò cadere su lui uno sguardo di disprezzo. Loris di malumore andò a gettarsi sopra una sedia; il principe gli si accostò per dirgli di aver già mandato a Pietroburgo lo chèque, e che sarebbe riscosso entro la settimana. Questo semplice discorso parve a Loris una spinta a partire. Infatti perchè restare ancora dopo quelle dichiarazioni al principe, mentre la sua presenza poteva attirare su quella casa pericoli altrettanto enormi che inutili. Bisognava ricominciare il pellegrinaggio forse verso la morte, senza quella consolatrice poesia della prima giovinezza.

Un freddo lo colse in quel gabinetto, ove si respirava quasi a stento per l'eccessivo calore. La sera s'avvicinava nuovamente, gettandogli le proprie ombre sul cuore. Decise di partire.

Tatiana rideva col principe.

— Mostratemelo.