Loris avvampava di collera davanti a quella freddezza impenetrabile, dietro la quale indovinava un proposito geloso. Ma bisognava compiere correttamente la ritirata per non mutarla in fuga; quindi cangiando tono gli chiese:
— Dove mi scriverete?
— Voi stesso ora non sapreste indicarmelo: vi fermerete dove potrete, assumendo il nome e la fisonomia che meglio vi converrà; poi mi scriverete. Alterate la calligrafia, e non firmate nemmeno coll'ultimo nome.
— È giusto, mormorò Loris accorgendosi di essere battuto.
— Farete anche benissimo disfacendovi dei cavalli e della droiska a una delle prime tappe.
— Voi pensate a tutto.
— A tutto, ribattè il principe con strana inflessione di voce, anche a quello, cui non si vorrebbe pensare.
Era impossibile resistere. Loris si volse a Tatiana domandandole con un inchino il permesso di andare nella propria camera a mettersi la pelliccia, per ritornare a salutarla. I due coniugi rimasero soli. A Loris sembrava di agire sotto l'impulso di un sogno. Nessuna idea gli rimaneva chiara nella mente, nemmeno quella che il principe conoscesse il suo amore con Tatiana, e lo cacciasse di casa. Si mise rapidamente la pelliccia e tornò nel gabinetto. Aveva bisogno di far presto, di essere fuori, per non tradirsi.
Il principe e la principessa erano ancora nel medesimo atteggiamento, come se non avessero parlato. Quando Loris entrò, Tatiana per frenare uno scoppio di pianto s'irrigidì così duramente che non potè muoversi. Loris invece andò verso il principe disinvoltamente: solo nella voce gli restava un certo tremito.
— Ci rivedremo alla guerra, caro principe, gli susurrò a bassa voce con accento quasi allegro.