Quando uscirono dalla chiesa, il padre gli disse a bassa voce:
— Non dirai niente alla mamma.
Quella scena, della quale Loris conservò uno indelebile ricordo, agì potentemente sulla sua immaginazione. Il giorno stesso il padre aveva ricevuto dal vescovo una lettera di avviso, che la sua parrocchia non sarebbe compresa nell'elenco di quelle soccorse dal bilancio dei culti; quindi sospettò di cattivi rapporti mandati sul conto suo al vescovado. Il diacono Popiel, recandogli la lettera, pareva infatti più ilare. Questi, avendo fatto una piccola eredità e conoscendo le orribili condizioni del pope, sperava di poterlo dominare, se la miseria gli crescesse ancora; ma in fondo covava una lubrica passione per Maria Alexewna, alla quale non aveva mai osato rivolgere la più piccola parola di confidenza. Ora tutto cospirava in suo favore; i contadini non avevano lavorato le terre della chiesa, e avevano giurato di non farlo per punire il pope della sua irreligione. Nicola, troppo altero per raccomandarsi, aveva messo il colmo alla loro esasperazione, mandando solamente il diacono a benedire le case nel giro di pasqua. Poi gli era morta la vacca; e di debito in debito aveva dovuto scendere a contrarne uno col maggiore degli stregoni, che abitava nel villaggio vicino. Questi se ne era vantato, moltiplicando lo scandalo.
Nicola vi opponeva il più nervoso disprezzo, ma la posizione della famiglia l'angosciava. Come vivere? Come educare Loris? A chiedere per lui una borsa in un seminario, espediente cui ricorrevano quasi tutti i pope, magari col proposito di sottrarre poi i figli al sacerdozio, Nicola non ci pensava nemmeno. Nel suo concetto Loris doveva crescere mondo di quella scabbia, che a lui aveva per sempre guastata la vita. Egli si sentiva abbastanza dotto per proseguire la sua educazione, ma capiva che a Loris occorreva sopratutto la vita del mondo, fra gli uomini, che avrebbe un giorno dovuto dominare, perchè l'ingegno del ragazzo si rivelava ogni giorno maggiormente. La sua serietà precoce, il suo coraggio, l'alterezza che gli faceva già ripudiare la mamma, e non piegava più che dinanzi alla dottrina del padre, lo rendevano stranamente singolare. Popiel lo temeva; i mugiks invece si erano innamorati della sua bellezza e del suo contegno signorile.
Ma il ragazzo, affettando una indifferenza spartana per ogni genere di pasto, provava già nell'anima un dolore spasmodico per la miseria dei propri abiti.
Quel giorno, essendo a caso entrato nella camera del padre, lo vide abbandonato sullo scrittoio piangendo; poi sopravvenne la mamma, che pianse anche lei.
— Quest'inverno non ci sarà più nulla in casa.
— Ci faremo cosacchi, disse Loris; prenderemo i due cavalli a Ivano Serguevich (era questi il più ricco contadino) uno fra i mangiatori del mir, e ci metteremo in campagna ad assaltare i ricchi.
Maria Alexewna si mise le mani nei capelli con un gesto di orrore, ma il ragazzo, che si attendeva un bravo dal padre, vedendolo tacere, uscì indispettito. Poi la miseria crebbe ancora. Tornò l'inverno e la neve ricoperse tutta la steppa. I mugiks, sepolti dentro le isbe, non ne uscivano più che alla domenica per venire alla parrocchia; essi conoscevano la miseria del curato, così dolorosa che a certi giorni gli mancava la legna per la stufa e non aveva da mangiare; ma che importava loro? Era la pena della sua empietà. Perchè qualcuno del clero non soffrirebbe, almeno una volta, la loro miseria? Diacono, cantore e sagrestano non andavano più da lui che per ragioni di ufficio, aumentando colle insinuazioni il suo discredito nel popolo. Egli taceva con loro, ma si sfogava in casa colla moglie e con Loris. Da un viaggio a piedi sino a Voronege, per domandare soccorsi ad un antico compagno di scuola, non n'era tornato che con pochi rubli ed alcuni libri per Loris. Quindi, per disperazione, si diede alla caccia nella foresta dipendente dal castello, lontana dalla chiesa dieci verste, tirando su tutto, anche sui lupi, che portava a casa a pezzi, scuoiati, per ingannare la moglie e il ragazzo. Loris studiava i libri, che già conosceva; dopo il greco aveva imparato il latino, poi il tedesco, sapeva i classici; era passato attraverso la bibbia, e la sera il padre lo istruiva nella teologia, rivoltandone tutto il significato. Ma Loris non parlava quasi mai colla mamma. Finalmente un giorno volle accompagnare il padre a caccia, armandosi di una accetta, perchè in casa v'era un solo fucile.
Quella nuova vita nella foresta, piena di caverne abbandonate, ove si riposavano per cuocere sulle bracie la carne degli animali uccisi, gli fece bene. Partivano la mattina e non tornavano che a notte; un mugik settario del Raskol, Andrea Arsenief, col quale Nicola era sempre stato cortese iscrivendolo senza compensi sul libro di coloro, che frequentavano la chiesa, regalò a Loris un grosso veltro capace di affrontare il lupo. L'intendente del principe Kovanski gli diede una cagna da caccia, piccola ed intelligente. Allora Loris fu felice quando la sera, offrendo alla mamma un pezzo di carne, gli sembrava di presentarle un trofeo; ella accettava con un sorriso, ma ne mangiava di rado.