Vi erano nullameno i giorni tristi, nei quali era impossibile sorprendere alcun animale. Allora per la foresta il freddo cresceva, e li coglieva la paura d'incontrare una banda di lupi. Infatti una volta, che dovettero battersi contro cinque o sei di essi, la cagnina rimase sul terreno. Loris era stato meraviglioso di coraggio. Invece di mettersi dietro al padre, come questi gli ordinava, si era slanciato contro quelle piccole ma terribili belve, roteando la scure per difendere Aiace, l'altro grosso cane. Nicola, non osando far fuoco pel timore di colpire il ragazzo, si era precipitato col fucile brandito a mazza. Tre lupi erano rimasti morti, gli altri erano fuggiti.

Loris aveva ricevuto un morso in una gamba, ad Aiace penzolava un orecchio, ma armato di un grosso collare di ferro a punte, si era difeso eroicamente. L'indomani Nicola volle proibire a Loris d'accompagnarlo.

— Perchè hai tu paura per me, se mi dici sempre che non dovrò aver paura di alcuno?

Il padre lo abbracciò.

Ma il guaio peggiore era la mancanza di legna. A casa la povera Maria Alexewna non aveva come scaldarsi, mentre il termometro segnava venticinque gradi sotto lo zero, e quindi stava la maggior parte del tempo a letto. Cucina in casa non se ne faceva. Una sera Loris tenne tanto a bada il padre nella foresta, che questi si impazientì; ma allora il ragazzo, invece di rispondere, si mise coll'accetta a tagliare della legna e ne fece due fasci, che portarono a casa trafelando, meno ancora per la fatica che per la paura di essere visti. Nullameno la mamma si ammalò gravemente. La disperazione li sorprese; nella parrocchia non c'erano medici, nemmeno un felschéry, uno di quei flebotomi, che li sostituiscono. Per far venire un dottore da Voronege sarebbe occorsa una somma impossibile a raggranellare, anche vendendo le poche ultime masserizie. In quei giorni padre e figlio non si parlarono più. Vegliavano insieme l'inferma, che non mangiava e non beveva passando da una dormiveglia ad un coma profondo. I denti le erano diventati neri e gli occhi vitrei. Alcuni mugiks portarono un po' di vodka con un paio d'oche per fare il brodo; dopo due settimane l'intendente mandò una mezza bottiglia di cognac. Non vi furono altri soccorsi. Loris si era offerto di andare a piedi sino a Voronege per cercare un medico, che venisse gratuitamente, ma il padre a questa sua generosa inesperienza rispose con un sorriso straziante. Nullameno egli doveva soffrire un più insopportabile tormento, quando fra la messa della domenica era costretto a cantare coi mugiks una preghiera a Dio per la guarigione di lei.

Finalmente dovette ricorrere per danaro a Popiel, che lo desiderava da lungo tempo. Nicola lo odiava come la propria spia; ma egli solo poteva in quel momento soccorrerlo. Infatti gli diede venti rubli, mostrando molto desiderio di vedere l'ammalata. Nella camera di Maria Alexewna sempre chiusa per la paura del freddo, il fetore si era fatto così acuto, che il diacono entrandovi si senti come respingere dalla soglia. Loris, pallido e disfatto, stava al capezzale, asciugando il sudore dell'ammalata con un fazzoletto sudicio; ella pareva già morta. Popiel uscì, ancora più nauseato che atterrito, rimpiangendo i propri venti rubli.

La malattia durò quattro mesi; poi coll'inverno la miseria crebbe ancora. La convalescente avrebbe avuto bisogno di cibi cari e sostanziosi, mentre in casa non si mangiava che pane di segala, e qualche volta un po' di pesce salato. Ella pareva intontita, li riconosceva appena. L'appetito le tornava lentamente fra mezzo a nausee e a inappetenze nervose. Un giorno Loris le presentò un pezzo di merluzzo fresco, che imponendo silenzio al proprio orgoglio, era andato a chiedere ad Andrea Arsenief, il settario del Raskol; ella lo respinse con un gesto di disgusto.

Loris si morse le labbra a sangue per frenare una imprecazione.

Ma ella non guarì più. Rimase sempre così magra, di un bianco giallognolo, con una piccola tosse, che ogni tanto le scuoteva il petto. La miseria l'uccideva. Finalmente anche Nicola ammalò, quantunque non volesse porsi a letto. Che cosa sarebbe stato di Loris in questo caso?

Il ragazzo, oramai di quattordici anni, ne mostrava molti di più; il suo volto era di uomo, sul quale la vita ha già impresso le proprie stimmate dolorose. Adesso Nicola avrebbe voluto farsi pagare i sacramenti dai mugiks, ma questi, abituati a riceverli gratis, gli promettevano furbescamente il danaro senza darglielo. Allora minacciò che all'Epifania non avrebbe mandato nemmeno il diacono a benedire le loro isbe; ma Popiel si ribellò, dicendo che avviserebbe il vescovo, o farebbe magari di propria iniziativa il giro delle benedizioni. Ne nacque una scena.