— Sapete pure che per voi non posso averne, amico mio, e la sua voce era dolce come nei momenti più buoni della loro pace.
Egli ne provò un'immensa amarezza.
— Non vorrete averne mai per me?
Tatiana meravigliata gli rispose con un sorriso. Allora il principe proruppe: s'accorgeva di perdersi, ma la passione lo trascinava.
— Perchè finalmente? esclamò. Io vi ho amata sino dal primo giorno, come nessuno potrà mai amarvi; voi siete sempre rimasta egualmente insensibile, quasi fra noi vi fosse uno di quegli abissi, che solo il delitto può scavare. Nessuna grandezza d'animo basta dunque per trovare grazia ai vostri occhi?
— Vi credete grande? ella ribattè con calma irritante. Può darsi che abbiate ragione, io non saprei giudicare della passione di cui parlate, però confessate che grande non lo foste sempre. Per esempio, quando veniste a dirmi che ero l'amante dello Czar, non mostraste in quest'accusa molta grandezza.
— Non vi difendeste.
— Nè mi difenderò. Chiedendo la mia mano, mi offriste cortesemente di diventare la vostra vedova; più tardi vi ho offerto, e ve lo offro ancora, di divorziare: di che cosa vi lagnate? Se io sono l'amante dello Czar...
— Non lo siete.
— Ora non lo credete più, e sia; probabilmente crederete fra non molto che sono l'amante di un altro.