Appena nella propria camera Tatiana fu ripresa dall'emozione, ma dominandosi si fece spogliare da Polemska, la vecchia cameriera, per mettersi subito a letto. A rovescio di molte dame, ella non aveva mai concessa alcuna intimità a quella donna, che l'aveva veduta nascere: e non ne stimava il carattere, accettandone i servigi piuttosto per lunga abitudine che per elezione. La vecchia temeva la padrona.

Quando Tatiana fu coricata, Polemska le accomodò il servizio da thè presso il letto, sopra un piccolo tavolino intarsiato, e si ritirò mutamente. Tatiana non aveva mai voluto domestici nel proprio appartamento; d'altronde era tutto così pieno di bottoni elettrici, che avrebbe potuto suonare comodamente in qualunque posizione si trovasse. Tutti nel castello sapevano che di notte la porta del suo appartamento non era mai chiusa a chiave: ma quella sera ella vi pensò con rammarico. Quindi l'orgasmo la riprese poco dopo così vivamente che dovette rivestirsi. Trasse dall'armadio la più elegante delle proprie vesti da camera, in seta cilestra, marezzata, e foderata di raso bianco: davanti e di dietro, dalla sommità del seno e delle spalle, ne cadeva come una lunga stola, raddoppiata e trapunta di sottilissimi fili argentei. Le maniche larghe e lievi lasciavano travedere le braccia fin sopra al gomito.

Si mise calze e pianelle cilestrine. Voleva essere supremamente bella. In quello studio paziente occupò più di un'ora; il suo volto pareva tranquillo, ma tratto tratto le mani le tremavano.

Quando quella lunga acconciatura fu terminata, scoperse da un cofanetto giapponese lo scrigno delle gioie, e si mise al collo un magnifico cordone di perle nerastre; per un momento dubitò di insinuare fra i capelli uno spillone incappellato di un grosso diamante, perchè vi brillasse come una stella, poi si pentì. Invece si spruzzò col polverizzatore i ricci sulla fronte di una tenue essenza di fieno.

Era pronta, il cuore cominciava a battere. Allora un senso di pudore la sorprese; il letto disfatto le parve volgarmente sguaiato. Sorridendo seco stessa si pose a rifarlo, forse per la prima volta in vita sua, ma la cosa le riuscì meno facile che sulle prime non avesse immaginato; nel mezzo vi restava sempre una piccola depressione, e l'immensa coperta, ammassandosi sul tappeto, vi faceva molte pieghe antipatiche.

Poi sedette attendendo.

Mancava un'ora a mezzanotte, Loris non poteva mancare.

Ella lo amava perdutamente, giacchè nelle due notti, che Loris era venuto a trovarla in quella camera, aveva finalmente provato l'amore dell'uomo, quel mistero, cui la sua anima anelava da tanti anni attraverso l'orrore della doppia violenza di Topine e del principe. Ella ne rimaneva ancora vibrante. La malata sensibilità del suo temperamento, che poche carezze bastavano a prostrare, le faceva riassaporare dopo, lungamente, l'effimera violenza di quelle gioie, nelle quali le pareva sempre di morire; mentre Loris, bello come un arcangelo, la stringeva furiosamente fra le braccia, o allentava d'un tratto la stretta, vedendola imbiancarsi nel volto colla fisonomia di un agonizzante.

Tatiana era felice; seguirebbe Loris dove e come vorrebbe. La sua posizione col principe era nettissima, perchè anche non amandolo ella lo stimava abbastanza per saperlo incapace di una volgarità e di negarle il divorzio, qualora glielo avesse reclamato. Ma Tatiana non avrebbe mai osato chiedere a Loris di sposarla. Sentiva nella sua anima un immenso segreto, una grandezza, della quale non provava che il freddo anche nei momenti più soavi del loro abbandono. Loris non s'obliava mai. Ella lo credeva nichilista, la più terribile originalità allora conosciuta nella Russia, inorgogliendo generosamente del proprio amore, che potrebbe un giorno farla diventare sua complice.

Colla foga delle anime appassionate Tatiana aveva già rinunciato nell'amore di Loris a tutti i pregiudizi e le abitudini della propria classe per sposare quella rivolta, che aveva inspirato tanti martiri e tanti eroi. L'eccesso medesimo della vendetta, praticata su lei da Loris, le dava le vertigini dell'ammirazione, pensando di che cosa un uomo simile potrebbe essere capace in una guerra. La sua fantasia lo paragonava a Napoleone, alto sui popoli e sui re, con quel profilo di aquila e quel pallore tragico, che nessuna emozione aveva mai potuto alterare. Ella timida e malaticcia, cresciuta come un fiore di serra ed ammirata sino allora come un fiore di salone, era colta alfine dal gran vento della steppa, ed abbandonandovisi colla dolcezza di una paura quasi confidente errava già sotto i cieli frigidi di serenità e sulle pianure scintillanti di neve, mentre le città dileguavano all'orizzonte come una macchia nerastra, e il sole riapparendo all'improvviso la avvolgeva nella pompa dei propri raggi.