Poco prima della mezzanotte accese una candela entro una piccola vaschetta di cristallo, si raccolse la veste in pugno, e discese coraggiosamente.

Per la scaletta di legno, che dall'ultimo gabinetto del suo appartamento comunicava col vestibolo presso le cucine, non incontrò alcuno; tutti i servi erano ritirati, ma incontrandoli avrebbe risposto al loro inchino ossequioso senza dire una parola e senza tremare. Dal vestibolo infilò tre grandi sale, una volta occupate dall'amministrazione, adesso vuote da parecchi anni, quasi senza mobili. Tatiana aveva detto più volte di volerne fare tre saloni da ballo, poichè finivano alla serra, ma nemmeno questa era gran cosa. Si componeva di un rettangolo a vetriate, pieno di piante, senza disegno alcuno di architettura, addossato all'ala del castello come un ripiego posticcio e non bello.

Quando Tatiana v'entrò, il calore della stufa e l'umidità aromatica delle piante le tolse quasi il respiro; istintivamente, parendole per la trasparenza delle vetriate di essere all'aperto, riparò sotto una manica la vaschetta della candela. I sassolini dei viali, fra i vasi, stridevano sotto il suo passo. Tatiana non degnò la serra nemmeno di uno sguardo, non vide alcune piante mostruose, dai rami, che parevano braccia stese verso di lei; non badò ai bagliori bianchi di certi fiori, al silenzio anelante, che opprimeva tutta quella folla vegetale.

Arrivò difilata all'usciolo chiuso dall'interno, e l'aperse.

Loris, nascosto da due ore dietro un grosso abete, entrò con un buffo di aria così rigida che quasi la rovesciò; egli stesso rinchiuse la porticina. Tatiana, senza parlare, risalì alla propria camera. Quella freddezza le era venuta da un subito senso di sconvenienza aristocratica, ricevendo così, a quell'ora e a quel modo, colla viltà di un sotterfugio l'uomo amato.

Ma appena nella propria camera la confidenza le tornò.

Loris aveva la faccia livida e chiazzata pel freddo sofferto; sul bavero della pelliccia il suo alito si era congelato in sottili cristalli. Tatiana gli si appressò, e umiliandosi colla inimitabile grazia della gran dama a fargli da cameriera, gli trasse la pelliccia, che andò quasi a nascondere sopra una sedia dietro l'armadio. Poi lo condusse ad una poltrona, e gli si fermò dinnanzi per attendere un bacio.

L'altro sembrava accigliato.

— Hai chiuso a chiave l'appartamento?

Tatiana sembrò meravigliata.