Il cancello si aperse, e comparve un vecchio in caffetano rosso, tutto raso. Topine gli pronunciò all'orecchio una parola, quegli squadrò Loris, e li accompagnò fino alla porta. La casa aveva i muri a scarpa, colle finestre piccole e nere.
Topine disse a Loris:
— Resta qui.
— Alla porta? E invece lo spinse avanti così vivamente che l'altro non osò resistere.
Il servo accese una piccola lanterna, quindi li condusse per una scala di legno attraverso alcune stanze sino ad un gabinetto tutto giallo. I suoi mobili erano dorati, le pareti rivestite di damasco.
Loris si guardava attorno meravigliato, Topine tremava.
Poco dopo entrò una donna vestita di rosso, con una lunga veste a coda: era alta, bianchissima, con un'immensa capellatura nera. Topine le si gettò ai piedi, baciandole le pantofole rosse ricamate d'oro, e senza far motto, le pose innanzi sul tappeto il sacchetto.
Ma ella esaminava Loris, rimasto ritto col berretto spelacchiato sulla testa; in quella camera, così stracciato ed altero, pareva anche più bello.
— Chi è il tuo compagno? chiese a Topine, percuotendogli con una pantofola la fronte per farlo alzare; ma egli rimase nullameno bocconi.
— Il mio salvatore: senza di lui mi avrebbero ucciso e rubato il sacchetto.