— La Boghiniia è bella ma terribile, una sua parola basta a dare la morte.

— Perchè dunque mi conduci da lei?

— Tu sei bello, rispose sottovoce; se ella vuole, può farti diventare come lei. Non mi hai tu salvato la vita? esclamò con orgoglio selvaggio, sentendo di rendergli un beneficio anche maggiore.

Erano usciti dalla città, annottava.

Loris, all'idea di un abboccamento con una donna bella e potente, aveva sentito rinfocolarsi tutto il suo odio ripensando a Tatiana. Da tre anni la ferita del suo cuore sanguinava come il primo giorno, sebbene non amasse più quella fanciulla, della quale l'immagine gli stava confitta nella memoria come una placca rovente. Ma da tre anni ruminava la propria vendetta, preparandosi in quella peregrinazione ad impadronirsi dell'anima popolare. Sotto i suoi cenci qualche volta si sentiva più potente dello Czar prigioniero dei propri funzionari, in fondo ad un palazzo di marmo, nel quale non giungeva dal di fuori alcuna voce. Ma prima di scendere nella lotta dovrebbe ancora entrare nel mondo dei signori per impararne i segreti come di quello dei poveri. Quindi a forza di meditare la propria vita si era convinto di essere un predestinato. Tutto era stato strano e terribile nella sua fanciullezza; la sua educazione, la morte del padre, il suicidio della madre, l'accoglienza e poi la cacciata dal castello. Egli aveva dovuto amare Tatiana per spremersi dal cuore l'unica goccia d'amore, diventando invulnerabile a questo sentimento, che perde tutti gl'individui.

Chi era quest'altra donna, contro la quale lo gettava il destino?

Con rapidità spaventevole concepì tosto il disegno di sopraffarla. Il fanatismo istintivo di Topine non poteva ingannarsi se, malgrado il terrore che di lei provava solo nominandola, osava così senza preparazione alcuna condurre lui vagabondo e cencioso da una boghiniia. L'anima semplice di quello strannik aveva dunque sentito che egli era un predestinato?

Camminavano in silenzio, la strada era deserta.

Si fermarono davanti ad una casa in muratura, chiusa da un altissimo stecconato nero interrotto da un cancello a grosse sbarre di ferro foderate da lamiera per togliere ogni vista ai curiosi; pareva una fortezza. Alti pini le coprivano quasi interamente il tetto coi rami; si distingueva poco più lungi un altro caseggiato.

Topine rattenne Loris per una mano, poi improvvisamente, a più riprese, imitò il fischio della vaporiera.