Ma siccome la busta vi rimase intatta quindici giorni, Ouliana finì col credere che Loris avesse voluto fare un'esperienza su lei, domandandole quella somma.

Poi Loris scomparve lasciandole questo biglietto laconico:

«Un giorno sarete superba per l'impiego del vostro danaro».

Nessuna firma.

Loris era partito in ferrovia per Voronege; di là venne a Twer, e seppe da Sevastianucko che Topine doveva ritornare la sera stessa dal villaggio di Zeutko. Quindi si avviarono insieme verso la foresta per incontrarlo a mezza strada.

Era il plenilunio, una di quelle notti russe, quando il sole discende appena sotto l'orizzonte, delle quali nessuna parola e nessun pennello potrebbe esprimere la divina trasparenza e la delicatezza delle sfumature. La luce pallida aveva al tempo stesso qualche cosa di etereo e di vivente; si sarebbe detto che i due crepuscoli si fossero fusi nella stessa trepidazione. Traversando quei luoghi Loris non potè difendersi dalla tristezza delle memorie; camminava a testa bassa, in silenzio, senza avvertire la bellezza della sera. Quando entrarono nella foresta senza aver incontrato Topine, lo stregone prese un sentiero a destra; dopo quindici minuti si fermarono dinanzi ad un albero, intorno al quale densi ed alti cespugli facevano macchia. Lo stregone v'entrò. L'albero, vacuo al piede, dava accesso ad una grotta abbastanza ampia, nella quale Topine dormiva sopra un grosso mucchio di fieno. Riconoscendo Loris, diè un grido.

Lo stregone aveva acceso una piccola lanterna da tasca.

— Lascia questa e vattene, gli disse Loris.

L'altro parti senza rispondere. Allora Loris uscì dalla grotta per esaminare se la luce di quella lanternina fosse visibile fra i cespugli; s'accorse di no.

— Sono venuto a dormire con te, dammi metà del tuo fieno.