— Ma se pigliano invece dallo sbocco della Cerva? obbiettò ancora Topine.
Loris gli rispose con una bestemmia, e andò a mettersi in agguato. Fumava. Topine, che non poteva ammettere questo per le proprie idee settarie, gli chiese un mozzicone di sigaro per farne una cicca.
Attesero lungamente. L'aria era snervante malgrado il vento odoroso, che susurrava fra gli alberi. Tratto tratto minimi rumori sembravano ingigantirsi e vanire; qualche animale invisibile passava stornendo fra i cespugli. Loris s'incantò a guardare un ramarro, che lo spiava. Poi udirono delle voci e dei passi frettolosi; erano due servi del castello, e due mugiks carichi di attrezzi da pesca, che si affrettavano verso lo stagno. Avevano preso per quel sentiero degli androni.
Passò ancora del tempo. Loris e Topine erano sdraiati a poca distanza, questi pareva sonnecchiare; sulla faccia di Loris passavano a quando a quando delle nuvole. Era vestito elegantemente di un panno cenerino, due stivali molli e giallognoli gli arrivavano alle ginocchia; una camicia di seta a fiorelli su fondo paglino, aperta sul collo e rattenuta da una cravatta svolazzante, gli scopriva la sommità del petto bianco come quello di una donna. La barba tagliata a punta dava un'aria marziale al suo viso, rimasto ancora delicato malgrado il sole e il freddo della steppa. Aveva gettato sull'erba il cappello bianco a larga tesa.
— Eccola! esclamò.
S'udiva da lungi il latrato di un cane. Loris e Topine s'alzarono a disporre l'agguato, nascondendosi reciprocamente dentro la macchia, per la quale passava il sentiero e tendendovi il filo. Ne avevano piegato i capi a cerchio, tenendoli stretti in pugno con un fazzoletto per non farsi tagliare le dita dallo strappo, quando il cavallo vi avrebbe urtato. Se non fosse stata Tatiana, bastava abbassare il filo sino a terra, che niuno se ne sarebbe accorto.
Loris si sentiva battere furiosamente il cuore, non poteva star fermo. Ogni tanto sporgeva la testa dai cespugli, non capiva quasi più, e si pentiva bestemmiando ferocemente per affrettare la catastrofe. Distinse il fremito di un uccello fra le fronde.
Poi un galoppo poderoso risuonò, le piante stormivano; una voce femminile gridò:
— Ohep!
Loris alzando imprudentemente il capo vide a poca distanza una figura di donna con un lungo velo bianco svolazzante dal cappello a cilindro, curva sul collo di un gran cavallo baio lanciato alla carriera.