In tutto il resto della giornata Loris studiò la foresta per indovinare da qual punto entrerebbe la comitiva, e come si dividerebbe pei sentieri. Quasi tutti conducevano allo stagno di Asok, famoso nei dintorni per la pesca delle anguille; ma il più breve ed insieme il più pericoloso era appunto quello degli androni, attraverso un'avvallamento del suolo dovuto ad antico lavorìo delle acque, abbastanza bello di selvaggia orridezza. Loris sapeva che fra quelle anfrattuosità v'era una caverna, nella quale più di una volta aveva riposato da fanciullo col babbo. La rinvenne. Un folto di pruni selvatici, fra cui i cani stessi avrebbero stentato a cacciarsi, la nascondeva ad ogni sguardo. Ordinò a Topine di portarvi la lucernina, provò se dal di fuori la sua luce si scorgesse, e vi fece disporre due grossi fasci di fieno. Uno avrebbe servito da letto, l'altro per otturare ermeticamente l'ingresso.

— Di chi ti vendicherai, barine?

— Di una principessa.

— Oh! esclamò Topine passandosi con atto goloso una mano sulla barba sempre impegolata di marcia: pane bianco! Come faremo?

— Te lo dirò domani.

Quella notte Loris avrebbe scommesso di avere la febbre. Gli pareva di vedere Tatiana in mille modi, ascoltava la sua voce fra un murmure lontano di applausi e di fischi per quest'opera di vendetta, nella quale una principessa bella e vergine avrebbe pagato per tutta l'aristocrazia. Poi, a certi momenti, temeva di venir meno nella stretta suprema, e si sferzava colle ingiurie per esasperare il proprio odio.

Prima ancora che l'alba sorgesse vagava già per la foresta. Tutto era incanto. Le macchie splendevano di fiori, l'erba mormorava; gli uccelli vagavano a stormi o cantavano solitari, gli insetti ronzavano a nuvole entro le pezze di sole distese fino a terra dai rami degli alberi. Una freschezza innocente saliva dagli antri più cupi della foresta, dove l'ombra ed il freddo, in altra stagione, soffiavano indefinibili terrori.

Ma Loris s'irritò di quella pace. Nella caverna trovò Topine attaccato al fiasco della vodka.

— Non voglio che t'ubbriachi quest'oggi, gli gridò strappandoglielo.

Poi uscirono assieme. Loris credeva di non ingannarsi sul punto, ove entrerebbe la comitiva: sarebbe nello spiazzo della grande betulla di Sant'Elia, perchè un'immagine del santo era confitta nel suo tronco biancastro. Topine sollevava difficoltà per ostentare la propria conoscenza della foresta; finalmente convennero di tutto.