I più violenti s'alzarono in piedi, parlavano tutti in una volta. Loris li lasciò dire, poi volgendosi al gruppo nichilista, che fomentava gli odî contro di lui:

— Se voi amaste Tchernicewski, esclamò, invece di essere qui a Kazan, vantandole sue opere, sareste in Siberia per salvarlo.

Fu una doccia fredda.

— Occorrerebbero denari.

— In Siberia? basta il coraggio; io ho girato tutta la Russia per tre anni senza un kopek.

— Vanteria!

Scoppiò una collutazione fra i nemici e gli amici di Loris; egli vi assistè impassibile.

L'indomani era chiamato in polizia, una settimana dopo aveva passata la frontiera.

Rimase cinque anni all'estero viaggiando per l'Europa. Quando giunse a Parigi non gli rimanevano che poche migliaia di rubli; ma il suo disegno era fisso irrevocabilmente. Piuttosto che sottomettersi lavorando a qualcuno, avrebbe rubato sino al giorno, nel quale potrebbe iniziare la lotta. Su questo non aveva alcun dubbio morale nella coscienza. Con perfetta lucidezza comprese subito che di tutti i furti il più facile e il più proficuo è quello del giuoco. Da Parigi venne ad Aix-les-Bains, ove era sicuro di trovare dei maestri, avendo già scelto come giuoco più propizio l'écarté. Dopo un mese aveva stretta relazione con alcuni bari e ricevute tutte le lezioni; allora scomparve. Per sei mesi, con una pazienza da prigioniero, si addestrò nella propria camera a togliere dal mazzo delle carte il re con tale disinvolta rapidità, che fosse impossibile accorgersene; egli poi lo avrebbe tentato solamente nei momenti più opportuni, a seconda del carattere dell'avversario e del luogo. Quando credette di essere perfetto, si vestì da operaio e si mise a frequentare le bettole per tentare in basso le prime armi, e giudicare della propria forza. L'esperimento andò bene; allora ridivenne un elegante, e andò a Nizza. Si faceva chiamare come a Kazan Loris Orobine, spacciandosi per un emigrato politico; ma la sua cultura e i suoi modi squisitamente signorili dovevano ottenergli dappertutto la stessa simpatica considerazione.

Viveva solo, in un riserbo quasi troppo aristocratico, non concedendosi alcun vizio. Alcune relazioni con veri signori russi a Cannes gli valsero l'ingresso nella buona società.