— Potrei diventare un ribelle se non lo fossi?
Poi una malinconia cupa s'impadronì del suo spirito. Qualche volta l'immagine di Tatiana, sanguinante e piangente sotto l'orribile figura di Topine, gli tornava all'immaginazione. Era essa davvero colpevole delle frustate di Vaska? Ridendo l'ultima volta a quella finestra, sapeva veramente del suo supplizio? Certo Loris allora non amava più; ma questa fredda superiorità di cuore, mettendolo al di sopra dei compagni, glieli faceva spesso invidiare, quando li vedeva felici nell'ebbrezza dei loro labili amori.
Come tutti i rivoluzionari, subiva inconsciamente il fascino dell'antica idea messianica. Se ogni fantastica ricostituzione della società finiva anche per lui alla ricostruzione di forme viete fra il convento e la caserma, l'azione storica gli si presentava ancora come opera individuale. Solamente un grande, sconosciuto ed inconoscibile da principio, potrebbe organizzare entro la propria superiorità i concetti amorfi della massa, dando coscienza alle sue vaghe aspirazioni. La predestinazione del grand'uomo era un dogma oscuro ed orgoglioso del suo pensiero; tutto gli sarebbe stato possibile tranne il considerarsi pari al popolo.
Gli mancava l'oblio di sè stesso, così necessario per trovare l'anima della moltitudine, e quella passione ardente dei minuti particolari, che forma davvero la caratteristica degli uomini d'azione. Non vi sono grandi fatti nella vita, ma grandi risultati spesso non visibili che a grandi distanze. I maggiori artefici della storia cominciarono sempre inconsapevolmente; le loro passioni coincisero col sentimento delle masse, mentre l'egoismo della loro carriera li salvò dall'incertezza dialettica dei sistemi. Credendo operare nel proprio vantaggio ubbidirono alle impulsioni popolari, finchè si ruppe l'impercettibile accordo del loro individuo colla moltitudine, e morirono abbandonati.
Loris, sentendo in Proudhon, in Lassalle e in Marx tre delle nature più vanitosamente aristocratiche del secolo, credeva di somigliare loro; e si scordava che questi oligarchi rivoluzionari, capaci di spregiare tutto nel nome del popolo senza credergli, dovevano pure per una antitesi forse inintelligibile a loro stessi avere coll'anima popolare qualche profonda affinità.
Ma nella studentesca era già scoppiato un dualismo nel giudizio su Loris; alcuni, offendendosi che non fosse studente, gli negavano ogni valore. Chi era? Che cosa faceva a Kazan? A sentirlo non v'era in tutta l'Università un professore decente, sebbene non avesse mai intesa una loro lezione; nessun autore aveva per lui abbastanza autorità. Ma gli altri insorgevano: perchè domandare ad un uomo chi è, quando il suo valore è manifesto? Non si sapeva forse che le Università russe erano le ultime del mondo? Se Loris non credeva a nulla, era questa la caratteristica del secolo, la sua superiorità sugli altri, che avevano ubbidito a idee riconosciute oggi false. I più rivoluzionari intervenivano allora: egli insultava i martiri senza avere ancora fatto nulla. Quali erano le sue idee? Parlava di guerra senza provare che la guerra fosse possibile. Il suo ingegno era ancora un enigma; però lo conoscevano coraggioso. In parecchie risse di studenti o fra studenti e popolani Loris si era sempre gittato in mezzo con una temerità superiore ad ogni complimento. Era questa la base della sua autorità, poi non faceva debiti; qualche volta prestava danaro. Nessuno lo aveva mai visto ubbriaco.
L'opposizione maggiore veniva da un piccolo gruppo, che si vantava nichilista; essi lo chiamavano per dileggio Catilina da quella sua frase.
— Catilina era amico di Cesare, ecco perchè Loris non odia lo Czar.
Una sera in un tractir s'accese fra studenti una grossa lite. Loris aveva parlato male di Tchernicewski, il martire sepolto vivo nella Siberia, analizzandone succintamente tutte le opere: la sua risposta a Stuart Mill, poco scientifica e meno filosofica, quasi sempre combatteva un testo capito al rovescio; il suo romanzo «Che fare?» diventava ridicolo come arte dopo quelli di Dostoievski e di Tolstoi; la sua stessa prigionia in Siberia, non abbellita da alcun tentativo di fuga, perdeva ogni interesse.
— Non vale più del suo partito, che non ha osato nemmeno il rischio di farlo evadere.