Ma nell'alterezza di quest'idea non sapeva mescersi agli altri, simpatizzando coi loro difetti e attirando le loro forze. Il suo odio, troppo profondo contro la società, lo rendeva inabile alla vera politica, che sarà sempre la conquista delle adesioni incoscienti della folla. Un orgoglio smisurato gli impediva di agire, perchè ogni inizio essendo fatalmente piccolo gli pareva indegno di sè; i dispareri lo irritavano, talvolta s'impermaliva alla contraddizione. Nel suo sogno di vendetta si vedeva gigante sul mondo, al di sopra di tutti, senza amici, come Maometto e Napoleone. Così giungeva all'adorazione di sè stesso, triste pania di tutti gli ingegni, che si isolano, e di tutti i caratteri, che non operano.
Non leggeva e non scriveva. Poi lo riprendevano i desideri della gran vita mondana, facendogli sentire spasmodicamente l'indifferenza delle dame e dei signori, che nemmeno avvertivano la sua presenza. Allora gli pareva bella la posizione dello Czar, minacciato di morte da tutti i rivoluzionari, e nullameno fermo a non concedere nulla alle loro recriminazioni.
Benchè dicesse di essere venuto a Kazan per la biblioteca, non vi aveva ancora posto il piede, dacchè viveva in una famiglia di piccoli mercanti di grano, che gli avevano affittato una stanza. Il suo riserbo, la sua educazione, la sua stessa bellezza lo avevano reso l'idolo della casa, mentre la padrona, donna grassa sui quarant'anni, si era invano innamorata di lui, e i bambini invece lo sfuggivano istintivamente.
Nelle lunghe sere che gli studenti venivano a trovarlo, offriva loro la vodka; si leggevano i giornali clandestini, il Vpered, Zemlia e Volia, le opere di Marx, assurdamente permesse mentre quelle dello Spencer erano proibite. Quindi s'accendevano discussioni letterarie, nelle quali egli si manteneva indifferente. Allora uno degli scrittori prediletti era Ernesto Renan; Loris, che ne aveva letto poco, lo giudicò succintamente:
— Un musicista!
Non accettava nemmeno Zola, perchè il suo naturalismo gli pareva più falso di qualunque altro idealismo. Quei personaggi, viventi solo di sensazioni sensuali, erano manichini; il popolo non poteva essere così nemmeno in Francia. Una volta disse che i casuisti della morale ortodossa conoscevano l'uomo meglio di lui.
— Zola non ha mai dipinto un grand'uomo: gli sfugge dunque la parte più importante della vita. I mugiks non furono finora che candidati all'umanità.
Stimava più utile alla rivoluzione l'impianto di un opificio che un attentato; nel 1861 la Russia era senza grande industria, in quel momento possedeva già 85000 manifatture, dentro le quali si veniva elaborando il proletariato operaio. Ma la Russia non farebbe mai che una rivoluzione rurale. Questa secchezza di giudizi non piaceva. Egli non toccava mai le tesi predilette del radicalismo, la soppressione dell'eredità, l'abolizione della proprietà individuale, il libero amore, il collettivismo, il comunismo, tutti i sogni dei falansteri e l'utopie bonarie di una felicità futura nell'uguaglianza dei diritti e delle funzioni. Il solo libro, che si era degnato ultimamente di leggere, il Capitale di Marx, diventato la bibbia di tutti i rivoluzionari, non gli era piaciuto; trovava anzi ridicolo che gli economisti borghesi non avessero saputo rispondergli. Carlo Marx giudicava assurdo il sistema capitalista, senza aver saputo scoprire per quale vera ragione organica aveva potuto durare migliaia d'anni nella storia.
A che pro' la critica? Essa non migliorava l'arte e non distruggeva i fatti. Chi si sentiva capace d'insorgere doveva tentarlo, non fosse che per conquistare un posto migliore.
— Tu sei dunque individualista?