— Voi! esclamò con voce strozzata.
Non intesero un passo nell'anticamera.
La signora lo guardava fiso, colla bocca convulsa, arretrando lentamente; ne' suoi occhi sbarrati brillava una luce insopportabile. Loris la riconobbe; era lei, sempre così bella, diventata più alta e più magra. Le trovò subito quell'impercettibile neo all'angolo sinistro della bocca, ma egli stesso era sconvolto, si sentiva sommergere.
Ella indietreggiava verso il piano-forte, strisciando sul tappeto, con una mano protesa e la testa gettata indietro attirandolo.
Poi si volse all'uscio, di cui la maniglia aveva girato, e cadde svenuta.
Il principe si slanciò per sostenerla.
Loris era rimasto al proprio posto.
Il principe sollevò la signora con una forza che, a vederlo così emaciato, non gli si sarebbe supposta; la distese sopra un divano, le mise un cuscino sotto la testa, le ravviò la veste sui piedi, che penzolavano ancora sul tappeto, e curvo su lei, più smorto di lei, la contemplava. La signora aveva rimasto gli occhi aperti, i denti le tremavano.
— Non le avete parlato? chiese a Loris.
— Mi sono voltato dalla finestra udendola passare; l'ho vista cadere nel momento, che siete entrato.