Il principe Vladimiro, per quanto uomo di salone, non trovava il modo di andarsene; avrebbe voluto attendere una risposta, che allora capiva impossibile. Finalmente s'inchinò a Tatiana, che si lasciò stringere la mano, ed uscì come potette.
Due mesi dopo Tatiana aveva sposato il principe Vladimiro Gregorevich Tewceff senza pompa e senza seguirlo nel suo palazzo. Tale matrimonio confuse tutti i calcoli della grande società mondana, incapace d'indovinare la profondità di certi sentimenti.
Tatiana, fredda e riservata, non aveva voluto mutare nulla alle proprie abitudini di ragazza; era uscita un momento per la cerimonia, ed era ritornata al capezzale dello zio, che non lasciava più il letto. Il principe Vladimiro, quella sera, non osò chiederle che un bacio, tornando al proprio palazzo; ella gli offerse la fronte. La devozione di Tatiana per il malato era l'ammirazione di tutti; quando morì, ella fu ripresa da grandi convulsioni, che la compromisero seriamente, e volle ritornare al castello di Kourlak.
Dopo tre mesi di matrimonio si trovava col principe come alla vigilia; egli adorandola non si era permesso nè un lamento nè una allusione, ma Tatiana tratto tratto leggeva ne' suoi occhi una passione così intensa, che le faceva paura.
Infatti il principe era più temuto che amato nella stessa propria società, per la quale non aveva mai nascosto il disprezzo; ma lo si credeva generalmente un dotto, che vivesse di studi, quantunque non avesse mai stampato un libro, e nascondesse la propria vasta erudizione.
All'epoca dell'emancipazione dei servi aveva sostenuto il partito più liberale, attirandosi molti sospetti di appartenere a quello rivoluzionario; poi impegnatosi in una lotta colla polizia per difendere un cugino nichilista aveva corso nuovi pericoli. Però la sua vita aristocratica, la sua apparente devozione ortodossa allo Czar, e sopratutto il suo grado e la sua parentela lo rendevano invulnerabile. Quindi di commissione in commissione era entrato nel senato come uno dei membri più giovani. Reggeva allora il ministero dell'interno il conte Tolstoi, spirito mediocre e violentemente reazionario, che divenne presto l'uomo più impopolare della Russia; fra questi e il principe s'accese una rivalità al ministero, nelle commissioni, a corte, da per tutto. Il principe Vladimiro pareva un originale, cui la dura onestà del carattere permettesse molti atteggiamenti ribelli. In tutti i rami dell'amministrazione, ove l'avevano messo, n'era uscito promuovendo grossi scandali ma con così fine abilità da non dar presa ad alcuno dei propri nemici.
Una volta per allontanarlo da Pietroburgo gli fu offerta l'ambasciata di Danimarca; ricusò
Poi malgrado lo splendore del nome e la molte ricchezze non aveva mai voluto prender moglie, vivendo quasi sino ai cinquant'anni con una sorella, vedova senza figli, alla quale aveva testimoniato la più nobile affezione, ma che non avrebbe nemmeno essa potuto dare molti particolari sulla sua vita segreta. Non ostante quella vita a parte, passava però per un uomo di grande autorità, capace di rendere eminenti servigi allo stato, se i caratteri della sua tempra avessero potuto davvero trovarvi posto.
Segretamente era un rivoluzionario.
Come molti signori della sua classe, egli aveva cominciato a simpatizzare colla rivoluzione per il liberalismo della propria educazione occidentale. Già l'ardore del temperamento e la vivacità dell'ingegno lo avevano messo da giovinetto fra i più caldi ammiratori di Hertzen; quindi l'esperienza sempre più vasta della corruzione imperiale, cui nessuna riforma poteva nemmeno arrestare, aveva tenuta in lui viva la passione dell'ideale. I primi drammi nichilisti, dei quali tutte le migliori anime russe si esaltarono, quelle deportazioni in massa, la persecuzione a tutti gli scrittori abbastanza coraggiosi per dire la verità, lo esasperarono profondamente. Alcuni suoi compagni di scuola furono condannati alla Siberia; un suo cugino, giovane focoso e da lui sinceramente amato per la dolcezza del suo carattere, fu cacciato nelle mine, e vi morì. Questi non era stato più colpevole di molti altri, ma la Terza Sezione volle ostinatamente farne una vittima. In tale lotta per salvarlo il principe Vladimiro scese a contatti coi veri rivoluzionari, rimanendo vivamente impressionato della loro grandezza morale. Essi invece lo circuirono, lusingando i suoi più nobili istinti. Presto corsero aiuti in danaro e di ogni altra maniera. Il principe comprò una casipola a Pietroburgo per tenervi nascosto il cugino, affittandola ad altri nichilisti; quando tutti furono arrestati, la Terza Sezione sospettò di lui, ma il principe era ancora troppo ben visto a corte per poter essere travolto in simile processo.