Poi il principe, costretto dal proprio disprezzo pel governo e dall'impossibilità di impiegare in modo migliore la propria attività ad entrare nel partito, divenne pei rivoluzionari uno dei più sicuri ukrivateli, nasconditori. Molti trovarono rifugio nelle sue terre lontane; la sua posizione a corte e la sua conoscenza nell'amministrazione lo posero in grado di fornire notizie e passaporti, sventando spesso i disegni della Terza Sezione. Laonde a questa caccia dovette presto farsi cacciatore per non diventare selvaggina.

Allora tutte le forti qualità del suo carattere apparvero improvvisamente. Il suo grado sociale lo rendeva già capitano fra quei rivoluzionari, usciti quasi tutti dalle file della plebe e, malgrado ogni negazione sistematica, ancora sensibili alle vanità della gerarchia. Poi il suo ingegno e il suo coraggio gli conquistarono un'alta autorità. Quando si allargò il moto terrorista, egli si schierò col gruppo più moderato senza contrastarvi, perchè la sua fatalità s'imponeva oramai a tutti.

La sua vita si riempì così di una immensa ambizione: essere il presidente di quella segreta repubblica di minatori, che volevano far saltare il trono più grande del mondo. Ma, diplomatico cresciuto nei circoli del governo, affettò il maggiore riserbo in faccia al Comitato, che allora dirigeva quella guerra.

La morte di Alessandro II, disorganizzando il nucleo terrorista, lo mise fra i membri del nuovo Comitato esecutivo, ove recò la terribile prudenza di quell'odio signorile, così diverso dal rancore dei rivoluzionari di piazza. Nessuno conosceva come lui la cancrena delle alte classi, e sentiva più profondamente la necessità di togliere loro il potere a qualunque costo; nessuno forse metteva in tale passione rivoluzionaria una più acuta sete di rivincita, dacchè respinto da tutte le carriere politiche e libero da ogni vincolo di affetti domestici, in sul declinare di una vita malaticcia, non gli restava più che una suprema ambizione di sovrastare a tutti coloro, dai quali era stato sconfitto.

Per opera sua il Comitato mutò subito di tattica, sospendendo gli attentati contro Alessandro III. Il principe, che conosceva bene le campagne e sapeva come tutti i contadini tenessero nella propria isba al di sopra delle sacre immagini il ritratto di Alessandro I, lo Czar martire, temeva una rivolta rurale, che avrebbe fatto indietreggiare la rivoluzione di forse un secolo. Tutta la sua attività si rivolse ad una riorganizzazione dei gruppi per una nuova forma di propaganda: bisognava penetrare in tutte le recenti assemblee della vita provinciale, ed insinuarsi nell'amministrazione per cessare di temerla.

In quel tempo s'innamorò di Tatiana coll'ardore di un uomo rimasto sino allora, per l'indole del carattere e la povertà della salute, quasi casto.

Le donne non avevano mai avuto significato nella sua vita, tranne una amata molti anni addietro, mentre era già fidanzata ad un altro, e che credeva di aver reso madre. Ma quest'amore troppo breve gli si era mutato in una tenerezza poetica per quella bambina, della quale riceveva notizie, pressochè ogni settimana, senza che gli fosse mai permesso di vederla, perchè quell'altro suo padre era stato uno di coloro da lui denunciati negli scandali delle amministrazioni.

Nella solitudine di quella vita il suo carattere era divenuto sempre più cupo, impregnandosi di quell'inesprimibile odio rivoluzionario, che faceva delirare anche le teste più forti. I medesimi eccessi del governo nella propria difesa contro i rivoluzionari lo costrinsero grado a grado a mutare ogni tradizionale idea di giustizia, perchè nessuna onestà sarebbe stata logica in questa lotta contro di esso, che padrone di tutte le forze violava egualmente tutte le leggi. Il suo lungo disprezzo per l'aristocrazia, ligia al governo per viltà ed ostile al progresso per avarizia di privilegi, gli faceva persino invocare una strage, nella quale sparisse per sempre lasciando libero il campo ad una nuova classe più moderna di idee e sana di cuore.

Ma, innamorandosi di Tatiana, tutti i suoi istinti di uomo si ridestarono come una reazione a quell'assorbimento settario, che lo aveva a poco a poco isolato dalla vita. Al pari dei caratteri troppo duri si spezzò.

Tatiana fu per lui il ritorno alla vita, non ancora veramente vissuta.