Ma quel riserbo di lei, dopo il matrimonio, gli fece presentire un dramma. Quindi diventò più guardingo, affettando quasi le maniere di un padre, ed aspettando da una inevitabile crisi la soluzione. Egli aveva di sè stesso, fisicamente, una opinione così desolata, che non avrebbe mai osato pretendere dalla moglie i diritti coniugali per timore di leggergliene sul volto il disgusto. Era questo il suo martirio quotidiano.
Tatiana con donnesca furberia ne aveva approfittato. Il principe, non avendole lasciato trapelare nulla della propria posizione politica, doveva assentarsi spesso dal castello, quantunque si sforzasse con ogni espediente di diminuire il numero di quelle assenze o di renderle più brevi.
E ogni volta Tatiana gli porgeva la fronte da baciare con languida cortesia come ad un padrino.
Una sera d'estate il principe, tornato improvvisamente, entrò nelle sue stanze e la sorprese, sola alla finestra, immersa in un raggio di luna. Tatiana, oramai rimessa, era diventata più bella. La notte era piena di soffi e di aromi.
— Ebbene, mia cara, le disse dopo averla baciata in fronte, sedendole vicino e prendendole risolutamente una mano nelle mani: sei contenta della tua vedovanza?
Ella si levò bruscamente, l'altro credendo di averla offesa scostò la sedia. Tatiana si rimise alla finestra, ma si volse poco dopo. Anche lei aveva presa una risoluzione.
— Sedete, gli disse con accento grave.
La sua voce tremava.
— Voi volete che io sia vostra moglie.
— Non lo siete forse?