Ella l'interruppe.
— Pensateci prima... Certamente ho avuto torto verso di voi; non avrei dovuto sposarvi. È inutile rinfacciarmelo, perchè non ne ho bisogno per pentirmene. No, no... non interpretate così le mie parole, esclamò ad un suo gesto: non è di voi che mi pento, ma di me. Voi avevate diritto ad un'altra donna. Ora il male è fatto.
Ella si torse sulla sedia verso di lui, che la guardava immobile, e seguitò:
— Ma tutto è ancora riparabile. Voi potete divorziare; sono pronta ad accettare tutti i pretesti che si converranno, perchè sono io che ho torto.
Un singhiozzo invano frenato le tagliò la voce; il principe allungò istintivamente la mano per soccorrerla, ma ella lo respinse.
— Ecco la mia condizione, perchè ne pongo una. Voi mi crederete sulla parola: se un dubbio solo vi passa nell'anima, e lo nascondete, sarete più vile di me. Io me ne andrò, e non mi vedrete più.
Il principe non parlava. La passione di Tatiana era così sincera che si sentì preso, tutta la sua anima era sospesa nel terrore. Tatiana si levò. La sua alta figura parve crescere nella penombra, erse il capo.
— Principe, vi ho ingannato... non sono una fanciulla. Non mi chiedete di più. Se volevate una fanciulla... Ah! io sono stata violata da un mostro.
Egli aveva indietreggiato.
— Badate! proruppe Tatiana avanzandosi quasi minacciosamente contro di lui. Se credete questa una scena, colla quale io voglia ingannarvi, non parliamone più. Non posso dirvi come fui violata, ne morrei. Immaginatevi quanto di più turpe una donna, sorpresa in un bosco, possa sopportare da uno sconosciuto più immondo di qualunque animale, e non arriverete alla verità. Mi volete così per vostra moglie?