Tatiana gli si era chinata sul volto per leggerne l'espressione; era pallida, non respirava. Il principe parve sospeso un attimo, poi le aperse le braccia, la cinse senza quasi toccarla, e travolto dalla passione l'abbracciò, baciandola sul collo. Egli traballava.
Quando si furono rimessi, il principe sedè sopra una poltrona, traendosi Tatiana sui ginocchi.
— Mi ami... un poco? le sussurrò timidamente.
— No, ella disse con dolcezza, volendo essere sincera fino in fondo, ma vi stimo.
Il principe provò al cuore un morso lancinante di serpente, ma non allentò le braccia, che le teneva sulla cintura. Aveva troppo la coscienza della propria bruttezza per non indovinare il sentimento di Tatiana, e le fu quasi grato della franchezza. Il corpo di Tatiana lo bruciava entro quel raggio di luna, che sembrava dare una purezza eterea al candore del suo bel volto desolato.
— Tatiana! esclamò, stringendosela furiosamente sul petto: non mi vorrai dunque?...
Tatiana chiuse gli occhi abbassando languidamente la testa.
Dopo quella scena rimasero dolorosamente imbarazzati. Il principe avrebbe voluto sapere come Tatiana era stata violata, perchè un dubbio sottile gli era penetrato in fondo al cuore attraverso l'irresistibile sincerità di quella confessione, mentre Tatiana stessa se ne accorgeva fra il disgusto insormontabile di quel primo contatto maritale. Non poteva amare il principe. Tutta la riconoscenza per le sue maniere e la stima del suo ingegno non bastavano a riempire l'orribile lacuna rimastale in cuore; quell'uomo le richiamava Topine. Nei momenti più convulsi dell'amore ella non vedeva che la sua faccia gialla di malato diventare più brutta, mentre alla veemenza di certi suoi scatti le pareva quasi di essere preda di un animale. Quindi il sangue, invece d'infiammarsi, le si gelava; il principe lo sentiva, mordendosi le labbra e chiudendo gli occhi per nasconderne il lampo di dolore.
L'indomani ella dovette rimanere a letto; il principe ne fu così vergognoso che non osò nemmeno restare a lungo nella sua camera. Ella invece si concentrava in lunghe meditazioni, provando ancora quella stessa angoscia nauseata, che l'aveva sorpresa dopo la violenza di Topine. Che il principe fosse suo marito, il fatto ne diveniva anche peggiore, giacchè con Topine aveva potuto resistere sino a non soccombere che quasi morta. Adesso si rimproverava acerbamente quel matrimonio, accettato per paura della solitudine e per la vergogna di presentarsi così ad un giovane, che sposandola per il danaro non le avrebbe certamente creduto. E il suo pensiero tornava a Loris, terribilmente bello in quella caverna, quando le aveva gettato addosso Topine, e più terribilmente cattivo dopo con quel sorriso di scherno. Se egli sapesse ora il suo matrimonio col principe, sarebbe capace di credere che Topine le avesse inoculato il gusto dei mostri. Quell'uomo, certamente superbo della propria bellezza, si sarebbe sentito anche più bello immaginando lei fra le braccia del principe, e rammentandosi di avere già un'altra volta ricusato di possederla.
Quando Tatiana lasciò il letto, dopo una settimana, al principe stesso parve di guarire; ma non osò per lungo tempo parlarle d'amore. Tatiana affettava una tale aria di sacrificio nel proprio languore di convalescente, che una straziante vergogna qualche volta gl'impediva persino di guardarla. Ma la sua passione così repressa raddoppiava di violenza; egli amava quella donna col delirio di tutta la propria carne, e lo spasimo inconsolabile di non poter essere amato. Tutta in lei tradiva questa impossibilità. Dandogli la mano o fissandolo negli occhi, non aveva mai la più fugace di quelle intimità della donna coll'uomo, al quale ha conceduto sè medesima; mentre al tornarle dei colori sulla faccia, quando pareva riaprirsi alle gioie della giovinezza, il principe indovinava nella voluttà di certe sue pose un desiderio femminile, che lo oltrepassava forse sulla traccia di un altro uomo.