Chi era colui, che aveva violato Tatiana?

Il principe non voleva dubitare di quella sua confessione, ma una gelosia, resa più dolorosa dal sentimento della propria inferiorità fisica, gli faceva spesso pensare ad un amante, cui Tatiana avesse ceduto. Benchè non fosse mai stato donnaiuolo, conosceva troppo le donne per poter essere senza dubbi. Chi era colui? Nullameno il carattere di Tatiana, così forte nella propria dolorosa franchezza, s'imponeva alla sua ammirazione, mentre un abisso s'allargava continuamente fra loro. Tatiana non lo interrogava mai, non si preoccupava di nulla, pareva estranea alla sua vita; nella stima, che gli mostrava, v'era una indifferenza micidiale. Egli pensò perfino di rivelarle la propria vita politica per apparirle così sotto un aspetto migliore. Chi sa se la grandezza del pericolo, al quale era sempre esposto, non l'avesse commossa; ma la voce rauca dell'esperienza gli diceva che anche questo sarebbe indarno. L'amore è anzitutto una frenesia fisica, che nessuna ammirazione morale o intellettuale può produrre. Sciaguratamente Tatiana nell'ingenuità del proprio sentimento aristocratico stimava i nichilisti una setta di assassini, e parlando della tragica morte di Alessandro II se ne commuoveva come per una sventura domestica. Nell'inverno a Pietroburgo Tatiana, profittando finalmente della propria condizione di moglie, si sottopose alla cura di uno specialista, dal quale si fece naturalmente proibire ogni contatto maritale. Poi tornò ai saloni sfoggiando un'eleganza fine come l'incanto, che le veniva dalla stessa malattia. I suoi occhi umidi d'isterismo avevano uno splendore di poesia, alla quale le donne stesse rimanevano prese; i suoi languori, le sue debolezze improvvise, mentre alle volte ballava colla foga più pazza, il tono amaro della sua conversazione originale le diedero per una stagione l'impero della moda. I giornali la citavano nei loro articoli mondani; a tutte le feste ella compariva come una gloria, davanti alla quale tutte le altre s'inchinavano.

Troppi s'innamorarono di lei, ma affettando molto scetticismo galante nei discorsi ella respinse ogni omaggio. Nessuno le aveva tocco il cuore. Allora una segreta opposizione le si formò intorno, alimentata dal rancore delle donne meno belle e degli uomini respinti; si cominciò a ridere della sua originalità trovandola ostentata, del suo matrimonio col principe Vladimiro, della sua onestà senza ragione dal momento, che mostrava tanta indifferenza pel marito e tanto dispregio per la virtù coniugale. La sua malattia servì di pretesto alle più immonde invenzioni femminili; alcune signore parlando di lei sfoggiavano ignobili nozioni mediche.

Ella se ne offese.

Intanto un bisogno, lentamente cresciuto, le occupava tutto il cuore. Voleva l'amore come tutte le altre donne, ma un amore, che la purificasse dalla sozzura, lasciatale da quel mostro nell'animo. Quindi in preda alle fantasie di una testa giovane e disoccupata tesseva romanzi su romanzi, senza nemmeno guardarsi attorno per cercare l'uomo, che potesse amarla davvero. Se qualcuno le avesse chiesto di quell'uomo, come doveva essere, non avrebbe forse saputo rispondere. Lo sognava bello e grande, nello splendore della gioventù e nell'onnipotenza della forza: il suo amore per lei, che il mondo avrebbe certamente conosciuto, doveva essere una di quelle glorie della passione egualmente ammesse dai più umili e dai più illustri — Byron o Napoleone, un re dell'idea o un re della guerra. Solo così avrebbe potuto ripensare senza vergogna a Topine, come ad una espiazione anticipata del trionfo, perchè tutto si paga nella vita, e non s'arriva sulle sue alte cime che passando per le valli profonde.

Ad un ballo dell'ambasciata inglese fu presentata alla principessa Dolgorouki, amante, poi sposa morganatica, ora vedova di Alessandro II. La principessa ancora bella e corteggiata, quantunque decaduta da quella potenza, che per tanti anni l'aveva resa arbitra di tutte le Russie, si mostrò tenerissima per Tatiana, colla quale non avrebbe potuto rivaleggiare.

Tatiana riportò di lei un'impressione così gradevole, che nei giorni seguenti si fece raccontare tutti gli aneddoti più contradittori sul conto suo, al tempo de' suoi amori imperiali. Quella donna aveva potuto credersi grande, vedendo talvolta l'Europa intera sospesa ad un suo capriccio.

Involontariamente pensò ad Alessandro III, all'amore dello Czar, minacciato di morte come Alessandro II e fermo contro tutti i pericoli, buono e colossale come un guerriero dei tempi eroici.

Da principio non fu che una fantasia, quindi le si mutò in un desiderio ancora oscuro, nel quale lo Czar era piuttosto l'ultimo termine di un problema ideale che un uomo. Tatiana non aveva la più piccola idea sulla vera vita della principessa Dolgorouki fra tutti quegli intrighi di palazzo, e la lotta incessante per conquistare o conservare una influenza equivoca ed effimera; avrebbe voluto solo che lo Czar s'innamorasse perdutamente di lei vedendola.

Laonde, non essendo ancora andata ad una festa di corte, quell'inverno volle esservi presentata solo per parlare allo Czar. Ne rimase abbagliata; l'imperatore, che le aveva diretto appena alcuni complimenti insignificanti, le parve un semidio.