— Non diverrete dunque mai mia moglie?

— Volete dunque prostituirmi, dacchè il medico vi ha pur detto tutto! gridò volgendogli le spalle sdegnosamente.

Il principe rimase atterrato.

Qualche tempo dopo dovette andare a Sebastopoli per coordinarvi alcuni circoli nichilisti, nei quali pericolosi dissensi minacciavano di produrre una catastrofe. Partì colla morte nell'anima. Si credeva sicuro che Tatiana non lo ingannerebbe con alcun uomo, ma quel suo ultimo rifiuto irrevocabile gli toglieva l'estrema ragione della vita. A che pro lottare ancora? La passione rivoluzionaria veniva languendo nel partito, scompaginato dall'ultimo sforzo terrorista; era quindi impossibile sognare una prossima rivincita, colla quale giungere simultaneamente alla gloria e al potere. Egli stesso si sentiva troppo vecchio.

A Sebastopoli il partito si sfasciava. Egli si informò appena delle sue condizioni, dimenticando persino quella prudenza, che aveva sempre usato per nascondere i propri rapporti coi rivoluzionari; molti lo credettero malato. Ma una mattina ricevette per la posta questo biglietto:

«Vostra moglie è stata ricevuta dallo Czar: guardatevene.»

Invece della firma v'era la sigla del Comitato Esecutivo.

Il principe riconobbe il carattere di colui che l'aveva scritto; era il suo rivale, ma appunto per questo non potè dubitare della sua sincerità. Fu uno schianto di morte. Ripartì subito col primo treno, scordandosi persino le valigie. Il viaggio lunghissimo gli parve eterno, sebbene non vi pigliasse alcuna decisione. Viaggiava in uno scompartimento di prima classe, affagottato nella pelliccia, nascondendovi il volto, così che gli altri viaggiatori credevano sempre dormisse, e parendogli in quel rullìo incessante del vagone di essere sopra una nave abbandonata alla tempesta in alto mare. Non sapeva raffigurarsi nemmeno chiaramente Tatiana. Quando bisognava scendere per mutare treno, sembrava smarrito; non mangiò e non bevve.

Ma arrivando a Pietroburgo si sentì nell'animo come un colpo di vento gelido, che ne spazzò tutte le nebbie. Si gettò nel primo fiacre e si fece condurre al palazzo. Erano le undici del mattino, Tatiana doveva essere alzata. Entrando nel suo gabinetto passò dinanzi ad uno specchio, e vi si vide talmente disfatto che rabbrividì di sè stesso.

Il suo volto era terribilmente livido; ella balzò in piedi arretrando e questo atto la tradì. Una luce quasi fumida ondeggiò sugli occhi del principe.