Finalmente il principe potè annodare la conversazione sui soliti nonnulla. Parlarono di Mosca, di Pietroburgo, della vita russa in campagna, di tutte quelle notizie volgari, che riempiono i giornali e i salotti delle signore.

Il principe raccontava le proprie impressioni della neve in quell'ultimo viaggio.

— È una rivelazione dell'infinito, disse Tatiana, quel bianco, che nulla può macchiare o esaurire nelle nostre steppe. L'anima russa vi ha attinto forse la sua massima virtù.

— Quale? chiese Loris.

— La pazienza.

— Forse per ciò nessun poeta russo ha saputo cantare l'inverno: la pazienza non può essere che del popolo.

— Se il popolo rimase paziente nella forza del proprio numero, perchè un individuo non lo diventerebbe nella grandezza della propria passione?

Il principe aspettava la risposta, Loris sorrise.

— La passione, aspettando, confessa a sè medesima la propria debolezza, e soccombe generalmente a questa rivelazione. Quando l'orso è davvero affamato, lascia l'agguato per rimettersi in caccia.

— Questa potrebbe riuscirgli molto meno sicura, osservò il principe. Avete mai cacciato l'orso, Loris?