— Quell'uomo, esclamò, ha potuto non amarla! La sua profondità di bruto supera quella stessa dello spirito.
— L'avreste ucciso, se ella lo avesse amato?
— Sì, ma non si amarono: ecco il mistero. Potevo uccidere lo Czar; e poi? Gli ha ella ceduto in quel colloquio? Vi ho pensato spesso, spogliandomi di ogni qualità di marito, e non sono giunto a decidermi per alcuna soluzione. Odio istintivamente quell'uomo; eppure non sono certo di credere che sia stato l'amante di mia moglie. Ella da quel giorno fu impenetrabile d'indifferenza; se ha voluto lo Czar ai propri piedi, o non le riuscì o non le basterebbe più. Adesso la vita di Tatiana è spezzata come la mia. Nulla al mondo l'interessa; la solitudine del suo orgoglio è l'ultimo impero, che le rimane.
Loris si era fatto pensieroso. Quella confessione del principe, così nobilmente umile davanti a lui, gli mostrava un nuovo aspetto della natura umana, mettendogli nell'anima un sottile senso di paura. Che cosa era dunque questa passione di amore, che riempiva tutta la vita di un vecchio, al quale la fatalità della rivoluzione si era pure rivelata da molti anni? Quanti uomini avevano in cuore altre passioni individuali, e dimenticavano quindi, o dimenticherebbero poi, le supreme esigenze della rivoluzione? Dopo quell'attentato fallito, nel quale tutte le Russie avrebbero potuto rinnovarsi, ecco che ritrovava da capo la vita ordinaria colle sue passioni effimere ed assolute, perchè gl'individui devono inevitabilmente preferire sè stessi a tutto il resto.
Il principe sembrava ricaduto in una meditazione.
Tatiana entrò nel salotto, ove l'attendevano da mezz'ora. Era vestita di un casimiro nero, senza nè ricami nè sbuffi; il corsetto attilato rivelava tutta la superba bellezza del suo busto, dandole col solino dritto e rigido un'aria anche più imperiosa alla testa. Era pettinata alla greca, bizzarramente, coi capelli attorcigliati sulla nuca, e gonfi a riccioli sulla fronte. Dal collo alto e sottile le scendevano tre o quattro fila di coralli ardentemente rossi su tutto quel nero, e un grosso brillante le sfolgorava all'anulare della mano destra, lunga, sottile e bianca.
Accettò la presentazione di Loris senza notare la falsità del suo cognome; quindi sedette invitandoli col gesto. Il tavolo era rotondo. Loris le stava quasi di fronte, per qualche momento la conversazione non fu possibile. Malgrado la propria freddezza Loris non poteva a meno di trasalire guardando il volto bianco di Tatiana, che si dorava ai riverberi dei capelli, mentre negli occhi ingranditi dalla malattia le tremolava un dolore indefinibile. Con quell'abito nero, sotto al quale il seno piuttosto basso, forse libero da ogni busto, le disegnava una curva molle, resa più voluttuosa dagli angoli acuti delle spalle, pareva anche più magra. Le maniche strette le modellavano le braccia esili, animate tratto tratto dalla nervosità delle mani.
Stava seduta rigidamente, colla testa inclinata a sinistra.
Il principe la serviva con attenzioni affettuose di padrino.
Ella guardava Loris, ma questi, deciso a non parlare pel primo, affettava il contegno riservato di un gentiluomo alla tavola rotonda di un grande albergo.