—No, parla, parla.
—Sei tu la parola vivente, io non so più nulla. Non ero mai stato amato, non avevo mai amato: che cosa è ora? Dove sono? La mia vecchia anima, così stanca della vita, è scomparsa. Adesso indovino l'amore di mia madre attraverso la sua indifferenza per me, comprendo che cosa mi dicevano una volta gli sguardi della folla intenta alle mie lezioni: allora mi sentivo solo, perchè tu rimanevi chiusa dinanzi a me. Credevo di amarti solamente come padre, con quella commiserazione del pellegrino stanco, già presso a cadere nei fossi della strada, e che soccorre il fanciullo entratovi allora di corsa; m'immaginavo di essere la sentinella messa a guardia del tuo tesoro, appunto perchè troppo vecchia per cedere al sonno nella notte. Ti ricordi, quando volevano che t'insegnassi? S'insegna forse la vita, s'insegna forse l'amore? Tutto quanto io sapevo, che cosa è più ora, che mi ami?
Erano arrivati ad un ponticello di pietra, che cavalcava un largo fossato di scolo: una grossa quercia lo nascondeva quasi nella propria ombra.
—Sediamoci,—disse Bice.
Ella salì senza sforzo sul parapetto, esclamando poco dopo con gaiezza infantile:
—Vieni anche tu.
Quando si furono seduti, abbracciandosi quasi nel timore di cadere, rimasero un pezzo a guardarsi; ma ella gli trasse il cappello.
—Così almeno ti veggo. Sei pentito adesso, cattivo, di non avermi voluto?
—Io ti volevo, ma non potevo che attendere nel silenzio angoscioso della speranza, quando le si vela l'immagine del premio. Ho sofferto in quei giorni di prova, specialmente quando sentivo la notte cadermi sul capo come un'altra solitudine. Ma questa è la notte vera, quest'ombra, dalla quale tutto traspare, qui con te, dentro al tuo profumo di gran fiore.
Ella gli si abbandonò sul petto vinta da quell'eloquenza.