—Niente! adesso io non parlo più,—ella esclamò con un sorriso.

—Sarà tardi: vuoi che ritorniamo?

—Aspetta, la notte è bella. Mi pare strano di non avere paura.

—Di che?

—Non lo so, ma non ho paura: è la prima volta che mi trovo in campagna.

Egli le ravviò lo scialle perchè non avesse a pigliar freddo.

—Se la zia ci vedesse!

—Direbbe che siamo matti, qui, a quest'ora.

Ella si arrese, ma al ritorno non parlarono quasi più: si erano fatti gravi. Bice rabbrividiva al suo braccio camminando a testa bassa, egli trepidante di una emozione a mano a mano più intensa non trovava più modo di riannodare il dialogo, mentre dalla notte profonda le foglie sospiravano lentamente, e per l'aria tiepida il volo invisibile delle nottole discendeva talora quasi sino alle loro teste con fuggevoli soffi irrequieti. La strada parve loro più lunga. Adesso discendevano meglio oltre siepi nei campi, e s'accorgevano della polvere, che si sollevava in nuvolo ad ogni loro passo.

—Tienti su le vesti,—egli le disse, chinandosi per aiutarla a stringerle in pugno, ma ella sorpresa da una improvvisa timidezza non volle.