Il dottore, allegro di essere riuscito ad interessare Bice con quel discorso, si lasciò battere volentieri.
—L'eterna guerra fra la scienza e la filosofia!—replicò sorridendo:—voi ci accusate di non capire, noi vi accusiamo di non fare. Tu dovresti stare per la scienza, Bice, e farci il thè.
—Trecentoventinove,—proruppe Giorgi:—dottore, Prinetti ha bisogno di voi, sta male.
—Starebbe meglio se, invece di perdere delle puglie, perdesse un po' di grasso. Sei tornato troppo presto dall'Africa; con qualche altro anno laggiù ti saresti prosciugato.
Quando Bice ebbe servito il thè a tutti, tornò presso il camino: l'atmosfera del salotto sembrava cambiata. Rosa, la vecchia cameriera, venne silenziosamente a mettersi dietro De Nittis: la sua faccia grinzosa, fra la cuffia nera e il largo fazzoletto di lana a quadroni cupi sulle spalle, pareva assopita. Adesso tutti parlavano, il dottore era tornato alla sua poltrona, De Nittis, il solo che fumasse, aveva accesa una sigaretta costringendo Bice ad accettarne un'altra; ma la ragazza sembrava ricadere, ogni tanto, in una penosa meditazione.
De Nittis le prese una mano.
—Domani verrà Lamberto.
Ella sussultò.
—L'ho visto oggi; fra voi due è necessaria una spiegazione. Dovete ascoltarlo, prima di giudicare.
—Perchè ascoltarlo, quando ho già sentito?