Queste idee, raccolte da tempo in una delle sue prediche meglio riuscite, gli si ripresentavano tumultuariamente nella memoria, mentre il cuore gli doleva di avere offeso quelle due anime già così infelici, intendendo invece a consolarle. Una vergogna lo sorprese fra tutti quegli sguardi, che sembravano aspettare come sarebbe uscito da tale scabra situazione.

De Nittis dovette generosamente soccorrerlo; il suo sguardo cadde prima su Bice.

—Avete difeso validamente la vostra religione, don Gregorio, ma nemmeno essa ha diritto di rinfacciare alla scienza il mistero, dopo esserne egualmente ricinta. Come in ogni epoca d'incredulità religiosa, oggi si dogmatizza su tutto colla stessa facilità di altri tempi a credere; eppure si sa così poco! Se le nostre osservazioni resteranno eternamente strette fra microscopio e telescopio, mentre la verità è forse al di là d'entrambi, le nostre più salde certezze non sono che l'accordo di una prima ipotesi con alcune altre; ma senza la fede istintiva, che è in fondo alla nostra intelligenza, cosa ci resterebbe di esse? La fede sola, questa vittoria sull'incomprensibile, può salvare la vita incomprensibile anch'essa come l'amore.

—Avrei voluto dire così anch'io!—esclamò don Gregorio.

Tutti sorrisero, meno il dottore Leoni intento nel volto di Bice durante tutto quel discorso.

Ella si era voltata verso il marito con un moto passionato: una luce spirituale le brillò repentinamente sul viso, ma quel dubbio supremo, nel quale egli parve voler disciogliere tutte le realtà della vita, e che aveva entusiasmato don Gregorio come una mistica formula cristiana, ve la spense.

Il pranzo si protrasse ancora meno animato; il dottore affettava il silenzio, Lamberto ed il sindaco, disorientati dalle ultime parole di De Nittis, non trovavano più l'accento ordinario della conversazione, mentre la signora Giulia seguitava a rimpinzare Nello sempre in ginocchio sulla sedia, e col tovagliolo annodato al collo, che lo faceva sembrare anche più grosso.

Poi, quando passarono nell'altra sala a prendere il caffè, il dottor
Leoni disse a don Gregorio con un sorriso enigmatico:

—Chi volevate dunque persuadere con quel vostro attacco contro le leggi dell'eredità, le più sicure della scienza moderna? Voi stesso non potreste dubitarne dopo la morte del loro bambino: credete che vivano separati?

La domanda era così brutale, che l'altro ne sofferse; alla propria volta guardò acutamente il dottore.