—Cioè…. mi permetta allora di rinnovarla. Non voglio discutere gli allevamenti animali, perchè non sono competente a giudicare sulle cause dei miglioramenti ottenutivi, e saranno magari dovuti ad una più logica scelta nell'incrociamento….
Il capitano sorrise di questa concessione.
—Ma quanto alla razza umana ho diritto di affermare, che le sue leggi sono così diverse da quelle delle altre razze, come la missione affidatale da Dio. Che cosa sappiamo noi sul perchè e sul modo della nostra vita? Certo vi è un animale in noi, un corpo soggetto alle necessità della materia, ma l'anima, che vi sta dentro, non può essere spiegata colle condizioni fisiche di esso. Coloro che paiono i più deboli, sono spesso i più forti; poi siete ben sicuro che il muscolo sia sempre in noi il più resistente, e il più longevo fra noi il più robusto? Oggi si fa un gran discorrere di eredità per scusare tutti i difetti con questa spiegazione: è il suo temperamento, i suoi genitori erano così! Io non lo credo.
—Non si tratta di fede, ma di fatti.
—Provateli dunque. Mio padre era un giuocatore, io giuoco; è una eredità? Vi è dunque in noi un organo anche pel giuoco; ma se vi è, come passa nel bambino al momento della sua generazione? Che cosa sa la scienza, di questa generazione? Nei primi mesi del feto essa è costretta a dichiarare che non può nemmeno precisarne l'umanità. Mi permetta ancora, signor capitano, una obbiezione e non parlo più. Il bambino preesiste, o si forma nel momento che diciamo della generazione? Nessuno può affermare nè l'uno nè l'altro, giacchè le due ipotesi sono egualmente assurde per la scienza, e la terza non v'è. Se preesiste, vi sono già forme di uomo vuote, che la generazione riempirebbe ed imprimerebbe di certi caratteri dei due genitori: ma che cosa sono allora queste forme, dalle quali uscirebbero gl'individui umani? Se il bambino non preesiste, la sua individualità come deriva dalla dualità dei genitori? Era nell'ovo, o vi è immesso? Se vi era, la madre è tutta la generazione, e le obbiezioni di prima ritornano; se vi è immesso, preesiste dunque nel padre, e siamo ancora dentro la stessa obbiezione. Vedete bene che per la nostra logica il fatto della nascita è sempre egualmente impossibile. Ma veniamo all'eredità: questo bambino somiglia ai genitori; comunque sia di lui, preesistesse loro, o sia stato creato dal loro incontro, è uscito alla vita da un ovo, nel quale si è compito il fatto della sua somiglianza con essi. Per quale processo le loro due fisonomie hanno formato la sua? Nell'attimo unico della generazione, come il colore degli occhi del padre e la forma degli occhi della madre hanno potuto passare in lui che non aveva occhi? Forma e colore passano dunque senza la cosa? Eppure passano: d'accordo, ma confessate che tutto ciò è assurdo, inesplicabile, per la nostra scienza, come la nascita. Mio padre gioca, io gioco; questa è ancora una trasmissione come quella del colore de' suoi occhi ne' miei? Con quale diritto la vostra, la mia ignoranza lo affermerebbero? Io ho un'anima, una mente, una volontà, giuoco perchè voglio giuocare: ecco tutto. Queste famose leggi dell'eredità non sono che riapparizioni dei medesimi fatti nei padri e nei figli, spesso anche assai male osservati. Vi è una eredità, nella quale il nostro spirito resta libero, secondo il dogma cristiano del peccato originale, mentre la vostra scienza la falsifica pretendendo di sopprimere con essa la nostra libertà morale. L'uomo nasce nel peccato, ma al bene: la sua anima può assorgere a tutte le virtù, e precipitare in tutti i vizi: ecco la verità cristiana, che nessuna scienza potrà mai smentire.
E si fermò come ansante; tutti lo avevano ascoltato attentamente, quantunque non afferrando sempre bene il valore di quelle argomentazioni. Lamberto guardò il dottor Leoni, al quale sarebbe scaduta per diritto la risposta, ma questi, contento di vederlo imbarazzato, si volse invece a don Gregorio:
—Eh! avete portato il problema alla radice.
—Io non posso risponderle,—replicò allora il capitano.—Vi sarà benissimo un mistero anche per la scienza, ma basta guardarsi intorno, dappertutto, per trovare giuste le mie osservazioni. Io non mi sono ammalato che una volta: il medico, prima di esaminarmi, m'interrogò su' miei genitori.
—Non nego questo, mi oppongo solo alla pretesa di voler spiegare tutta la vita umana con leggi animali, che spessissimo non sono nemmeno leggi.
Don Gregorio si accorgeva di aver fatto peggio ad approfondire simile questione, ma trascinato dall'impeto dialettico della vittoria, avrebbe voluto lanciare al capitano un ultimo razzo, che dissipasse nel cuore di Bice tutte le paure lasciatevi dalla morte del piccolo Giulio. Quelle teoriche sull'atavismo uccidevano al tempo stesso la religione e la vita. Come osare di essere padre, sapendosi affetto da una inguaribile malattia ereditaria? Certo la maggioranza della gente non vi pensava, ma e coloro invece che vi pensassero? Come accorderebbero la coscienza coll'istinto? La sua fede e il suo buon senso si ribellavano del pari a queste leggi, avendo anch'egli nella propria esperienza visto spessissimo il contrario, genitori buoni avere figli pessimi, e da genitori malaticci uscire figli robusti. Adesso l'ultima teorica dei microbi annullava tutte le famose leggi dell'eredità patologiche, riproducendo nella natura la legge cristiana: gli uomini essere egualmente immersi in tutti i morbi e in tutti i peccati, e la loro salute fisica o spirituale non risultare che dalla resistenza oppostavi.