—Perchè?! Essa è troppo anemica per amare davvero un giovane così bello e robusto.
A questa osservazione, terribile nella sua semplicità scientifica, nessuno rispose. Poco dopo il dottore, andandosene con De Nittis, passò nella camera di Bice.
Ella aveva ubbidito, era a letto. Invece di tastarle il polso, egli le pose carezzevolmente una mano sulla fronte.
—Ho detto a Rosa che domattina vi prepari la polenta cogli uccelletti: ho indovinato?—gli domandò due volte sorridendo.
Bice aveva sul cuscino un magnifico gatto, con la testa quasi più grossa della sua, e due grandi occhi chiari.
—Almeno non leggere;—egli le rispose brontolando.
E uscì, dopo averle rimboccato la punta delle coperte sotto il capezzale.
II.
La mattina a colazione Bice pareva più calma. Nullameno il suo pallore aveva quei toni cerei, che fanno quasi dubitare della presenza del sangue, dando alla pelle l'apparenza di una cosa morta. Invece il dottore, sempre in piedi per tempissimo, e a quell'ora già collo stomaco alacre, divorava ogni cosa con appetito giovanile cercando d'incitarla; poi era venuta anche la contessa Ghigi per condurlo da una sua protetta povera.
Quella mattina Ambrosi era di buon umore, giacchè solamente a sera, dopo aver girato ed altercato cogli infermi della sua vasta clientela, lo riprendeva una stanchezza irritata della vita.