Appena vi furono dentro, depose le candele sul comò, e si volse per aiutarla a torsi lo scialle. La camera aveva le finestre socchiuse per ricevere l'aria balsamica della notte.

—Debbo chiudere?—le chiese.

Ella rimaneva in mezzo, presso al tavolo, sul quale da un grande vaso di Sèvres si alzava una bella pianta verde. Era la prima volta, dopo tanto tempo, che egli le veniva così in camera, e le parlava con tale intimità. Un sorriso gli tremava sulle labbra; quindi andò a chiudere la finestra, mettendovi un certo tempo.

Ella si era appoggiata al tavolo cogli occhi bassi.

La sua anima rabbrividiva nel silenzio di quella camera sacra alla morte, dacchè i becchini erano venuti un giorno a prendervi il cadavere del piccolo Giulio, dalla culla a fianco del letto. La culla era ancora lì, con quella bandiera bianca di merletti, che la copriva a mezzo, tutta bianca al di dentro, come aspettando il sonno di un altro bambino. Bice non aveva voluto che la togliessero dalla camera, per un bisogno segreto di potersele ancora inginocchiare daccanto nelle notti più desolate della propria vedovanza. Le due candele, quasi contigue, bruciavano sul comò con un battito leggero delle fiammelle, che faceva oscillare trepidamente l'ombra su per le pareti.

—Bice!—mormorò De Nittis cogli occhi lucenti.

Ella sentì quell'appello, sommesso come un'eco che le venisse dai giorni lontani della sua vita, quando la sua anima vergine attendeva tutte le rivelazioni dell'amore, e istintivamente tremò. Il suo cuore ebbe cinque o sei battiti convulsi. L'altro non respirava.

Ma vedendola sempre così curva, cogli occhi a terra, quasi non avesse intesa la preghiera della sua voce, ebbe uno smarrimento profondo, la sensazione di un abisso, nel quale stesse nuovamente per cadere. Tutte le speranze gli fuggivano sul capo con un volo spaventato di colombi, mentre un vento freddo gli batteva dolorosamente gli occhi.

Stettero così qualche secondo, poi Bice alzò la testa, guardando con una indefinibile espressione verso la culla vuota e biancheggiante nell'ombra come un'alba lunare; un'emozione insopportabile di amore e di abbandono, egualmente eterni, soffocava loro il respiro: ella fu quasi per cadere, quindi colla mano sinistra, sempre appoggiata al tavolo, si voltò lentamente, girandogli per sempre in un saluto tutta la propria anima.

De Nittis afferrò traballando la candela, ed uscì.