—Questa notte dormirai, ecco tutto, o io sono più bestia che medico: il caso è frequente nella nostra professione.
—Voi dunque sapete quello che risponderò?
—Te lo dirò stasera, prima che tu mi racconti la cosa: vedrai se ho indovinato.
La ragazza guardò la zia Ginevra e la contessa Maria, quasi interrogandole se fossero anch'esse della medesima opinione.
Un sentimento di rivolta le saliva dal cuore a vedersi così prevenuta nella decisione suprema della propria vita, ma sui loro volti affettuosi non scorse che una preoccupazione repressa: Bice indovinò che temevano una risoluzione contraria a quella del dottore.
—Dottore,—disse Bice appoggiando un gomito sulla tavola ed abbandonando la testa sulla palma della mano,—checchè avvenga mi darete sempre la vostra approvazione?
—Sì,—egli rispose francamente.
Non parlarono più.
Il dottore, accorgendosi di aver fatto tardi a tavola, si alzò bruscamente, ma dovette promettere alla contessa Maria di lasciarsi trovare alle tre nella solita farmacia; ella passerebbe a prenderlo colla carrozza per accompagnarlo dalla sua nuova protetta, un caso straziante, forse irrimediabile. La contessa Ginevra doveva fare delle visite.
—Vuoi che resti teco?—chiese a Bice cingendole con un braccio l'esile vita, e baciandola sulla fronte.