Ricaddero in silenzio, umiliati tutti e due.

Quindi un ricordo della loro tenerezza giovanile li punse, come un rimprovero pieno di dolci rimpianti; erano così confidenti allora l'uno nell'altra, che nessuna età della loro vita sarebbe mai più così felice. Egli, robusto e turbolento, ne faceva di tutte le sorta; ella lo rappattumava colla zia e coi maestri tornando poco dopo a bisticciarsi con lui, ma senza che una viltà d'inganno li avesse mai separati. Invece, soli in quel gabinetto tiepido, nell'abbandono di una spiegazione, che avrebbe dovuto suggellare il loro amore, s'accorgevano di non riconoscersi più. Involontariamente Bice pensava a quella cortigiana, una delle celebrità più impure della capitale, che Lamberto aveva condotto a cena, difendendola dai motteggi di un crocchio di ufficiali, sino a battersi col più imprudente di loro. Secondo tutti i giornali quella donna era irresistibile di eleganza, bella come le sue pari debbono esserlo, colla freschezza dei fiori e la mobilità carezzevole e tempestosa del mare.

Un'amarezza dolorosa le salì dal cuore alle labbra. Allora, con moto repentino, aperse la pelliccia per rigettarla sopra una sedia; Lamberto fu pronto a passarle di dietro, ma ella gli rispose un "grazie" secco, e rimase in piedi, quasi per farglisi vedere in tutta la propria desolata magrezza. L'imbarazzo dì lui crebbe; ella seguitava a tacere.

—Mi congedate?

—Non avevate delle spiegazioni da darmi?

—Mi sembrate così poco disposta a riceverne!

—Sarò io che ve le darò invece.

—Voi….

—Siete libero,—ella disse raddolcendosi nuovamente:—avrei voluto potervelo dir prima, per risparmiare ciò che avete creduto di dovermi spiegare, ma il tempo dei nostri giochi è passato. Io, lo vedete, sono rimasta egualmente pallida e magra, un'imponderabile, come una volta mi disse ridendo il dottore; solo l'anima e il volto sono invecchiati in me. Voi invece siete diventato un uomo: siete bello,—aggiunse con uno strano accento di purezza e d'indifferenza.

—Bice….